È morto il piccolo Samu, ucciso dalla leucemia: voleva diventare calciatore

La malattia era tornata dopo anni, e non ha lasciato scampo a un bambino che era amato da tutti

Avere 8 anni, un sogno grande, e dover morire. È difficile accettare un destino come quello del piccolo Samuele Calligaris, calciatore in erba stroncato dalla leucemia: i medici gliel’avevano diagnosticata quando era più piccolo ma la malattia era regredita, e per lui sembrava esserci la speranza di un futuro. Un anno fa aveva scoperto che la malattia era tornata: una nuova battaglia era cominciata ma purtroppo, Samuele l’ha persa. Le sue forze si sono esaurite negli scorsi giorni e Samuele, Samu per gli amici, ha lasciato la sua famiglia, vittima di un male che non gli ha lasciato scampo.

L’aveva sconfitta: poi, la brutta notizia

Samuele aveva un grandissimo sogno. diventare un calciatore professionista.  Dopo l’asilo, periodo dell’avvento della malattia, Samuele era tornato a scuola: la salute sembrava in netto miglioramento e per lui era finalmente venuto il momento di vivere come qualunque bambino della sua età. Nel tempo aveva sviluppato la passione per il calcio, che amava moltissimo praticare: da grande avrebbe voluto diventare un calciatore da serie A.

bambino gesùL’ospedale Bambin Gesù di Roma


In terza elementare, lo shock: la malattia era tornata, più forte, più cattiva. Per la seconda volta Samuele era sceso in campo: non per giocare, ma per combattere contro un vecchio nemico. In un primo tempo è stato ricoverato a Trieste e poi al Bambin Gesù, a Roma.

Negli ultimi giorni la situazione era precipitata ed il piccolo era stato riportato a casa, per poter passare i suoi ultimi giorni nel conforto dell’ambiente familiare.

Coraggioso fino alla fine

Il padre, Stefano, lo ricorda per il suo coraggio nonostante le avversità, come riporta il Messaggero Veneto: “Era un bambino che aveva tanto coraggio e che ha affrontato con forza e serenità la sua malattia, anche negli ultimi giorni di sofferenza non si era abbattuto ed è stato lui che ha voluto fare ritorno a casa dall’ospedale pediatrico Bambin Gesù per vivere gli ultimi istanti della sua vita nella sua cameretta”. Il dolore, ovviamente, è immenso per lui, la mamma Martina e la sorellina: “È un dolore straziante che viviamo nel suo ricordo, nel suo sorriso e nella forza dimostrata nel lungo calvario”.