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Gabriele Defilippi è una persona completamente nuova: o, almeno, questo è quello che dice lui. A distanza di anni dall’omicidio di Gloria Rosboch e a più di un anno dalla condanna a 30 anni di carcere, il ragazzo dai mille volti sembra averne scelto solo uno da indossare, quello dello studente modello. Defilippi studia scienze politiche e vive una vita di redenzione ed ha uno scopo unico nella vita: cambiare per dimostrare di voler davvero chiedere perdono per ciò che ha fatto.

Una nuova vita

L’incontro con gli esterni avviene all’interno del Polo universitario che c’è nella casa circondariale Lo Russo e Cotugno di Torino, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico.

Gabriele Defilippi è uno degli studenti di scienze politiche: vuole cambiare, mettersi in riga, per far vedere che è davvero pentito di ciò che ha fatto. In quell’occasione ha tenuto un discorso in cui parla di se stesso “prima” e “dopo” l’omicidio Rosboch, di cui a giugno 2017 si prese la piena responsabilità con una confessione spontanea.

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I mille volti del “vecchio” Defilippi

Anche il suo aspetto è diverso: i capelli sono piuttosto lunghi e portati all’indietro, i suoi vestiti molto semplici ed ha perso lo sguardo carismatico e ribelle di un tempo.

Non indossa più parrucche, né si trucca da donna: il trasformismo pare non interessargli più, ora vuole l’autenticità. A chi è presente, racconta: “Da quando sono in carcere sono una persona diversa, ho abbandonato i personaggi che recitavo prima ma tutti i giorni faccio i conti con la mia coscienza. Da quando è arrivato in carcere non ha mai smesso di studiare: prima ha preso il diploma, poi ha cominciato l’università: “Studiare è un modo per chiedere scusa ai genitori della professoressa Gloria Rosboch”, spiega, ma anche per salvarsi: “Mi sono trovato di fronte ad un bivio: o la facevo finita o davo una svolta alla mia vita”.

L’omicidio? “Non posso dimenticare”

L’obbiettivo è, un giorno, avere un lavoro e una vita completamente diversa da quella che si stava costruendo fino a 3 anni fa: “Fa parte della mia presa di coscienza, non posso dimenticare quello che è successo. Con lo studio e questo percorso che ho intrapreso voglio chiedere scusa alla famiglia Rosboch anche se sono consapevole che non saranno accettate. La cosa più difficile è sempre fare i conti con il Gabriele di prima, quello a cui la violenza veniva facile come un gioco:Adesso quando vedo la gente non penso più di fare del male”.

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Al funerale di Gloria Rosboch