Lo scienziato della NASA: "E se gli alieni fossero già stati sulla Terra?"

Le dichiarazioni di uno scienziato della NASA sovvertono ogni tipo di credenza: gli alieni potrebbero aver già scoperto la Terra ed essere molto più evoluti di quello che crediamo

Sconvolgenti le affermazioni presenti nel documento consegnato a marzo al Decoding Alien Intelligence Workshop, organizzato dal Search for Extraterrestrial Intelligence (SETI). L’autore della documentazione è lo studioso Silvano P. Colombano e fa parte della Divisione Intelligent Systems della NASA. Alla base della sua tesi, riportata dal Daily Mail, risiede l’idea che gli alieni siano già sbarcati sulla Terra e possano addirittura camminare in mezzo a noi. Queste forme di intelligenza, però, potrebbero essere di dimensioni troppo piccole per essere individuate dall’occhio umano. È proprio su questo e altri punti che Colombano esorta gli scienziati a una maggiore elasticità mentale nei confronti delle possibilità della vita aliena.

Non esiste solo il carbonio

Tutti gli esseri viventi sulla Terra sono accomunati da una sostanza alla base della nostra struttura molecolare, e questa sostanza è il carbonio. Partendo da questa affermazione lo scienziato dichiara, nel documento: “Voglio semplicemente sottolineare il fatto che l’intelligenza che potremmo trovare e che potrebbe scegliere di trovarci (se non lo ha già fatto) potrebbe non essere affatto composta da organismi basati sul carbonio come noi“.

pilastri-creazione-nebulosa-aquilaUn’immagine della nebulosa dell’Aquila ripresa dal telescopio Hubble. Foto: NASA/ESA


Si rende così necessario rivedere ogni tipo di credenza sulle forme di vita aliena, a partire dalla loro forma fino ad arrivare alle dimensioni, che potrebbero essere molto più piccole rispetto alle comuni convinzioni, al punto da risultare invisibili per noi.

La loro tecnologia potrebbe superarci anni-luce

Un’altra osservazione fondamentale alla comprensione delle tesi dello scienziato Colombano riguarda lo sviluppo tecnologico. Infatti egli afferma: “Considerando inoltre che lo sviluppo tecnologico nella nostra civiltà è iniziato solo circa 10mila anni fa e ha visto l’ascesa delle metodologie scientifiche solo negli ultimi 500 anni, possiamo supporre che potremmo avere un vero problema nel predire l’evoluzione tecnologica anche per il prossimi mille anni, figuriamoci 6 milioni di volte quella cifra!”.

radiotelescopioIl radiotelescopio di Green Bank. Foto: INAF


Tutto questo renderebbe necessario una rivisitazione dell’approccio fino ad ora comunemente utilizzato dagli scienziati, sia per quanto riguarda lo studio dello spazio che per gli studi futuri sulle forme aliene. Potrebbero, infatti, essere così evoluti da rendere inadatte anche le onde radio finora utilizzate per individuarli. Tutto ciò che è stato affermato dal Dott. Colombano invita, dunque, a considerare il fenomeno UFO degno di attenzione, proponendo numerosi affascinanti misteri ancora da scoprire.