Colpo alla Banda della Magliana, sequestrati 25 milioni di beni

La Guardia di Finanza ha confiscato beni per 25 milioni tra immobili, opere d'arte, quote societarie, conti bancari, auto e moto, riconducibili a Ernesto Diotallevi, esponente di spicco della Banda della Magliana

Oltre 25 milioni di euro in beni: questo il risultato della maxi confisca, in corso di svolgimento dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, ai danni di Ernesto Diotallevi, uno degli esponenti di spicco della Banda della Magliana. Beni che si dividono tra immobili, automobili, motoveicoli, conti bancari, fette di società ed anche opere d’arte.

Le indagini sul patrimonio

L’operazione arriva a chiusura delle indagini patrimoniali sull’organizzazione criminale, condotta dal Gruppo investigazione criminalità organizzata del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia capitolina. Nel rapporto, stilato dai militari, si legge come “Diotallevi, sebbene assolto dalla Corte d’Assise di Roma, nel 1996, nell’ambito del noto ‘processo alla Banda della Magliana’, nonché da plurime accuse di omicidio (tra le altre quella per la morte del banchiere Roberto Calvi), fosse riuscito ad accumulare ingenti fortune, nonostante l’assoluta carenza di fonti di reddito lecite, talora riconducendo la formale titolarità dei beni a compiacenti prestanome“.

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Il ruolo di Diotallevi nel clan

Sebbene sempre scagionato dalle accuse di far parte della Banda della Magliana, Diotallevi – la cui fedina penale è comunque sporcata da crimini commessi tra gli anni Sessanta e Settanta – era l’anello di congiunzione, posto dal boss Danilo Abbruciati, tra organizzazione criminale e l’ecosistema economico e finanziario di Roma. Non solo: al 75enne erano state affidate anche la gestione dei rapporti con Cosa Nostra, rappresentata dalla figura di Pippo Calò, il “cassiere” palermitano, dal 1985 in carcere in regime 41bis.

Un ‘jolly’ in grado di porsi anche al di sopra delle stesse associazioni mafiose, dalla statura criminale crescente“, così lo hanno definito i giudici, che hanno poi motivato le assoluzioni per i crimini commessi con la Banda della Magliana nella sua “estrema abilità e intelligenza nello sfuggire ai rigori della legge“. Da qui, la decisione dell’emissione del provvedimento di confisca.

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Tra i beni confiscati un super attico da 14 milioni di euro

Il provvedimento arriva al termine di un lungo iter che ha portato all’annullamento di un verdetto del 2009 – che non vedeva sussistere la “pericolosità sociale” di Diotallevi – e che ha dunque portato alla confisca dei beni disposto dalla Corte di Cassazione nel 2018, secondo quanto reso noto dalla Guardia di Finanza. I beni sequestrati comprendono un super attico di lusso (14 vani e vista sulla Fontana di Trevi) dal valore commerciale di 4 milioni di euro; alcune villette a schiera, fronte mare, a Olbia, ed altri 43 immobili, alcuni dei quali a Gradara, in Puglia, e a Sassari; quote societarie, capitali sociali e patrimoniali di società di costruzione, elettriche, di costruzioni di imbarcazioni, di trasporti marittimi, più delle holding comprendenti anche una società liberiana. Ed ancora, polizze vita, conti bancari, veicoli di vario genere, opere d’arte di altissimo valore.