Cucchi: in aula parla Colombo Labriola e racconta dei depistaggi

Parla uno dei protagonisti della storia di depistaggi che starebbe dietro alla morte di Stefano Cucchi, e all'insabbiamento della stesssa

Massimiliano Colombo Labriola, comandante della caserma dei carabinieri di Tor Sapienza, ha tenuto nel suo ufficio per 9 anni tutte le carte riguardanti ciò che accadde nei giorni successivi alla morte di Stefano Cucchi. Quando ad ottobre scorso, gli inquirenti sono entrati nel suo ufficio per parlare con lui in merito al caso, Colombo Labriola ha capito che non c’era più niente da dire o da fare se non tirare fuori le carte, e raccontare tutto.

Dalla sua deposizione è emersa conferma alla pista del depistaggio ai vertici e ieri, in aula, il carabiniere ha raccontato ciò che gli venne detto dai suoi superiori in quei giorni, portando in aula quella che finora era un’indagine sul depistaggio più atroce scoperto negli ultimi 10 anni.

Annotazioni troppo “particolareggiate”

Labriola ha raccontato tutto, non risparmiando i particolari. Tutto parte il 30 ottobre 2009, il 26 ottobre, 4 giorni prima, il maggiore Soligo aveva comunicato a Labriola della morte di Cucchi e del fatto che aveva chiesto delle annotazioni di servizio a chi aveva seguito Cucchi la notte dell’arresto. “Era in programma la visita quadrimestrale del comandante della Compagnia; quella mattina il maggiore Soligo mi contattò dicendo che le annotazioni redatte dai carabinieri Colicchio e Di Sano non andavano bene perché il contenuto era ridondante, erano estremamente particolareggiate e nelle stesse si esprimevano valutazioni medico-legali con non competevano a loro”.

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A quel punto le annotazioni di servizio furono inviate al colonnello Francesco Cavallo e tornarono indietro completamente diverse: Cucchi non appariva più ferito o malato, bensì affaticato da una notte di sonno “scomodo”, in poche parole. Le nuove annotazioni, dice Colombo Labriola, “ritornarono indietro con testo cambiato e la scritta ‘meglio così’ “.

ilaria cucchiIlaria Cucchi e un’immagine di Stefano


La riunione, e Mandolini rimproverato

Labriola ha anche rilasciato dichiarazioni su cosa accadde nella famosa riunione in cui Tomasone e Casarsa ascoltarono le versioni di Mandolini, Colicchio, Tedesco e Di Sano: “Quando è stato il turno di Colicchio, il generale Tomasone si è complimentato perché aveva chiamato il 118. Il generale invece rimproverò Mandolini perché uno dei suoi carabinieri non riusciva a spiegarsi bene, e Tomasone gli fece notare che se non riusciva ad essere chiaro davanti al suo generale chissà cosa avrebbe potuto fare davanti all’autorità giudiziaria. Disse proprio così”.