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L’India è considerato il primo Paese al mondo più pericoloso per le donne, come riportato da uno studio della Thomson Reuters Foundation. Nonostante sia la più grande democrazia del pianeta, e che la Costituzione sancisca la parità di genere e garantisca alle donne gli stessi diritti degli uomini, la realtà delle donne indiane è molto diversa da quella della loro controparte maschile. La cultura dello stupro è endemica nel Paese, anche se qualche anno fa un’ondata di proteste ha avuto luogo in tutta l’India, a seguito delle notizie di brutali violenze sessuali. Purtroppo, sembra che la condizione delle donne sia andata peggiorando nel corso degli ultimi tempi, con il fiorire del nazionalismo induista rappresentato dall’attuale Primo Ministro Narendra Modi. La discriminazione contro le donne e la loro spersonalizzazione come individui viene però da lontano, ed è connessa a dinamiche economiche e sociali.

Uno sguardo al passato

Sulla condizione delle donne indiane in epoche passate ci sono pareri contrastanti: alcuni studiosi ritengono che durante il periodo vedico, dal XVI sec. al 500 a.C, le donne godessero di ampi diritti, che permettevano loro di scegliere il proprio compagno in tarda età o risposarsi se rimaste vedove. Il ruolo all’interno del matrimonio rimaneva però netto: la donna era subordinata al marito e relegata ad un ruolo marginale nella società. Esistevano, come anche ora, importanti differenze a seconda della regione in cui si viveva: in quello che è oggi conosciuto come Rajasthan, ci sono testimonianze di donne dedite alle arti, come danza e poesia, e istruite, benché fosse una situazione ristretta agli strati più alti della società. “Privilegi” che sfumarono durante il Medioevo indiano, che va dal VII secolo al XVI secolo d. C.

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La classifica dei Paesi più pericolosi al mondo in termini di violenza sessuale. Fonte: Thomas Reuters Foundation

Questo momento segna un netto arretramento per la condizione delle donne: alcune tradizioni barbare come il sati, costringere la vedova a bruciare sulla pila insieme al marito, o la schiavitù erano pratiche ampiamente diffuse. La poligamia, tra le famiglie nobili, era la norma e abbassò ulteriormente il ruolo della donna all’interno della casa, relegandola a mero oggetto di soddisfazione sessuale. Ad influire negativamente sulla condizione femminile anche la penetrazione musulmana nel VII secolo d.C., che ha introdotto pratiche come la purdah poi acquisite anche dalla popolazione hindi. La purdah si impose proprio in questo periodo, e consiste nell’impossibilità per gli uomini di vedere le donne, che vennero quindi segregate tra le mura domestiche o costrette a coprirsi da capo a piedi.

Cosa è rimasto oggi: la condizione delle donne

Alcune di queste consuetudini sono sopravvissute fino ai giorni nostri, come il considerare una disgrazia la nascita di una figlia femmina, che pone il Paese ai primi posti per infanticidi femminili o aborti selettivi. Il divario di genere è così ampio che l’India è uno dei pochi Paesi a sperimentare una “sex ratio” completamente a sfavore delle donne: ci sono 112 ragazzi ogni 100 ragazze. Anche la schiavitù domestica è oggi largamente diffusa, come i matrimoni combinati e in giovane età che, secondo i dati dell’UN Women, riguardano il 27% delle donne tra i 20 e i 24 anni. La violenza si riverbera nella sfera privata come in quella pubblica e, come spiega Rashida Manjoo, Relatrice speciale sulla violenza contro le donne dell’ONU, “è un riflesso della strutturale e istituzionale diseguaglianza che è una realtà per la maggior parte delle donne in India”.

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Foto: Shutterstock

Nel Rapporto speciale del 2013 si legge come in entrambi questi aspetti, la violenza di genere sia ampiamente tollerata dallo Stato e dalla famiglia. Non c’è da stupirsi se si considera che le donne sono ancora viste come “paraya dhan“, proprietà di altri, tanto che la pratica della dote è ancora ampiamente diffusa. La donna viene vista come un peso per la famiglia dello sposo, e richiede quindi un pagamento in denaro lo sposarla per poi farla diventare al limite di una schiava per la famiglia del marito.

La piaga degli stupri

Altrettanto praticato nel pubblico come nel privato è lo stupro: secondo il National Crime Records Bureau, vengono segnalati 2.84 casi di stupri ogni ora, ma sono statistiche che non tengono conto dei casi non denunciati. Quella indiana è una società che non fa sentire al sicuro le donne, le quali possono essere aggredite in autobus come in casa. L’India riporta uno straordinario numero di attacchi con l’acido, indirizzati prevalentemente verso chi sfida la cultura patriarcale.

Le aggressioni diventano anche più frequenti verso le donne di caste discriminate, come Dalit e Adivasi, o anche appartenenti a minoranze religiose, come quelle cristiane e musulmane. Queste donne sono quelle che più spesso finiscono nel traffico di esseri umani e forzate a prostituirsi, senza che lo Stato le tuteli in alcun modo. Certe volte, anzi, è proprio lo Stato che perpetra le violenze: in regioni militarizzate come il Kashmir sono stati riportati stupri di massa da parte delle forze speciali indiane.

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Una protesta di donne Dalit a seguito di alcuni casi di stupro. Foto: AP