Cronaca

Chiamava “finocchio” il suo dipendente: condannato il figlio di Giovanni Rana

La Cassazione ha confermato la condanna della Corte d'Appello: Gian Luca Rana dovrà risarcire l'ex dipendente insultato pubblicamente
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Non c’è margine di ripensamento per la Cassazione che non ha voluto sapere nulla del ricorso presentato dal figlio del rinomato Giovanni Rana. La Corta d’Appello lo aveva condannato per aver insultato uno dei suoi manager, schernendolo con l’appellativo finocchio“, ed oggi la Cassazione ha confermato la sentenza.

Gian Luca Rana e l’accusa di vessazione

Per i legali di Gian Luca Rana, figlio dell’ancor più noto al pubblico Giovanni Rana, l’imprenditore italiano nonché leader mondiale con la sua celeberrima pasta fresca, dietro quell’appellativo c’era in realtà il gioco, lo scherzo e non la derisione ma la Cassazione non è dello stesso avviso come, peraltro, non lo era stata la Corte d’Appello.

L’accusa nei suoi confronti era stata mossa da uno dei suoi manager che in più occasioni, pubblicamente, sarebbe stato deriso da Gian Luca Rana con l’appellativo finocchio“. La Corte d’Appello di Venezia aveva già deciso di condannare Rana, avvalorando la tesi dell’accusa, ferma del fatto che il loro assistito sia stata pubblicamente deriso, leso nella dignità.

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Giovanni Rana, leader mondiale della pasta fresca. Fonte/Ansa

La Cassazione conferma la condanna

I legali della difesa hanno cercato di puntare l’attenzione sulla presunta goliardia dell’epiteto, ma la Cassazione non ha avuto alcun trasalimento.

Dare ripetutamente e pubblicamente del ‘finocchio’ a un dipendente arreca concreto e grave pregiudizio alla dignità del lavoratore nel luogo di lavoro, al suo onore e alla sua reputazione“.

Non c’è fondatezza nella difesa dei legali di Rana che avevano voluto parlare di “carattere scherzoso degli epiteti“. La Cassazione anzi ha ben sottolineato come la parte lesa, trovandosi sotto a Rana, in termini di gerarchia dirigenziale, non potesse trovarsi nella posizione di opporsi agli insulti, temendo giustamente per la sorte della sua carriera.

Con la condanna della Corte d’Appello e la sentenza della Cassazione, giunta a seguito del ricorso presentato dal Gian Luca Rana, ora il figlio dell’imprenditore dovrà risarcire l’ex dipendente per le vessazioni subite.

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Corte di Cassazione, Roma

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