sonda discovery su Marte

Il rover della NASA Curiosity ha rilevato la più grande quantità di metano mai misurata su Marte. La sonda non ha però gli strumenti adeguati per identificare l’origine del gas, il quale potrebbe essere stato prodotto da fonti organiche o geologiche, come una reazione tra acqua e rocce, entrambi presenti in abbondanza sul pianeta rosso. Recentemente, infatti, un team di ricercatori italiani aveva scoperto la presenza di acqua, contenente ossigeno ed allo stato liquido, sotto la superficie del pianeta rosso.

Grande eccitazione tra gli scienziati

Di certo la scoperta sta però destando una grande eccitazione nella comunità scientifica, sopratutto alla luce del fatto che, sulla terra, sia proprio la vita micro-batterica la principale fonte di metano. Saranno dunque necessarie ulteriori misurazioni per verificare l’origine del gas sul pianeta rosso. “Con le misurazioni attuali, non abbiamo nessuno modo di dire se la fonte del metano sia biologica o geologica, o anche antica o moderna”, ha dichiarato Paul Mahaffy, direttore NASA delle investigazioni dello strumento Sample Analysis at Mars (SAM), che ha registrato il recente picco di gas.

Curiosity è atterrata su Marte nel 2012 e da allora ha registrato molteplici picchi nella presenza di metano, insieme ad un livello base del gas che pare aumentare e diminuire con le stagioni. Il team scientifico della sonda sta studiando le misurazioni assieme ai suoi partner internazionali.

Il programma Europeo ExoMars

Un collaboratore chiave è l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), la quale sta misurando il metano dall’orbita del pianeta rosso come parte del programma ExoMars, portato avanti insieme all’Agenzia Spaziale Russa Roscosmos.

Il programma, finanziato per il 32% dall’Agenzia Spaziale Italiana, è momentaneamente nella sua prima fase orbitale Trace Gas Orbiter. Previsto per il 2020 il lancio di una nuovo rover su Marte, con l’obbiettivo di cercare tracce di vita. La sonda Schiapparelli, costruita negli stabilimenti di Torino, avrà il compito di trivellare la superficie marziana fino ad una profondità di due metri, effettuando analisi biochimiche e geologiche per cercare tracce di vita passata o presente.