
Il Servizio di sicurezza ucraino (Sbu) ha formalmente rivendicato la responsabilità del recente audace attacco sferrato nel Mar Nero contro due petroliere, identificate come la Kairo e la Virat. Queste navi facevano parte della cosiddetta “flotta ombra” russa, un insieme di imbarcazioni che aggira le sanzioni internazionali trasportando greggio e prodotti petroliferi.
L’Sbu ha persino provveduto a diffondere un filmato dell’operazione, fornendo una rara e diretta prova visiva dell’azione militare condotta. Questo attacco segna un ulteriore intensificarsi del conflitto marittimo, dimostrando la crescente capacità e la volontà dell’Ucraina di colpire obiettivi strategici cruciali per il sostegno economico e logistico della Russia, anche in acque internazionali. La riuscita dell’operazione, eseguita a distanza dalla costa ucraina, sottolinea la vulnerabilità delle vie di trasporto marittimo russe e l’efficacia delle nuove tattiche asimmetriche adottate da Kyiv.
L’azione congiunta e l’uso di droni navali
Secondo le informazioni filtrate da fonti interne, l’attacco non è stato il frutto di una singola unità, ma di una complessa operazione congiunta e ben coordinata. Le fonti hanno specificato che l’azione è stata eseguita dalla 13a Direzione Generale del Controspionaggio Militare dell’Sbu in stretta collaborazione con la Marina Ucraina. Questa partnership evidenzia come le agenzie di sicurezza e le forze armate ucraine stiano unendo le risorse e le competenze per massimizzare l’impatto sul teatro operativo marittimo.
Il successo dell’incursione è attribuito, secondo diverse fonti, all’impiego di droni navali autonomi di ultima generazione, noti con il nome in codice ‘Sea Baby’. Questi veicoli di superficie senza pilota (Usv) rappresentano una rivoluzione nella guerra navale, consentendo di colpire navi di grandi dimensioni con rischi minimi per il personale militare ucraino. I ‘Sea Baby’, grazie alla loro manovrabilità e alla difficoltà di rilevamento da parte dei sistemi radar convenzionali, si stanno rivelando uno strumento decisivo per mettere in discussione il dominio navale russo nel Mar Nero. La capacità di schierare e controllare tali sistemi a grandi distanze è una chiara indicazione del progresso tecnologico e operativo delle forze di sicurezza ucraine.
Obiettivo e dinamica dell’attacco
L’attacco si è concentrato su due specifiche petroliere, la Kairo e la Virat, entrambe ritenute componenti essenziali del meccanismo di esportazione energetica di Mosca, eludendo le restrizioni imposte. La scelta di colpire navi che operano al di fuori delle acque territoriali russe o contese, in questo caso al largo della costa turca, invia un forte messaggio politico ed economico. L’operazione è stata caratterizzata da una straordinaria rapidità e precisione: le due navi sono state colpite in una sequenza temporale ravvicinata nel tardo pomeriggio di venerdì.
Questa sincronizzazione quasi perfetta suggerisce un alto livello di preparazione e una sorveglianza costante degli obiettivi. La dinamica dell’attacco, presumibilmente condotta con i droni navali ‘Sea Baby’ che si sono schierati e fatti detonare contro lo scafo delle navi, mira a danneggiare in modo significativo la capacità operativa delle petroliere, rendendole inabili al trasporto e costringendo a costosi e lunghi interventi di riparazione. Colpire la ‘flotta ombra’ non ha solo un valore militare, ma infligge anche un danno economico diretto alla Russia, rendendo più rischioso e costoso il mantenimento dei flussi di esportazione di idrocarburi, che finanziano lo sforzo bellico. L’ubicazione dell’attacco, vicino alla Turchia, un paese membro della Nato che controlla gli stretti d’accesso al Mar Nero, aggiunge un ulteriore strato di complessità geopolitica all’azione.


