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Il mondo piange Padre Eligio, il frate che restituiva identità agli invisibili

Pubblicato: 29/11/2025 14:14

Padre Eligio è morto il 29 novembre dopo una vita vissuta accanto agli ultimi, guidata dall’idea che nessun essere umano possa essere ridotto a una X. Quelle X erano le persone che la droga aveva strappato alla propria identità, trasformandole in figure senza volto per il resto del mondo. Per lui, invece, erano fratelli. È da questo sguardo che è nata Mondo X, una rete di comunità pensata per restituire dignità, presenza, valore. Dalla campagna di Cozzo ai cortili di Milano, dall’Isola di Formica alle colline di Cetona, fino al monte Tabor in Israele, ogni luogo è diventato negli anni uno spazio di cura e rigenerazione. Migliaia di persone hanno trovato lì la possibilità di tornare a vivere, grazie a un metodo che univa la bellezza degli spazi alla centralità di una relazione fondata sul rispetto, sul contatto umano, sulla responsabilità reciproca. Il Frate, come tutti lo chiamavano, era ovunque la stessa persona: un uomo convinto che l’abbandono si curi solo restituendo ordine, luce, casa.

Il legame con il mondo del vino è stato parte integrante della sua storia. Non solo per la lunga amicizia con Luigi Veronelli, che lo considerava un fratello pur vivendo la fede da lontano, ma per un’affinità profonda con chi lavora la terra, con chi conosce il valore delle radici. Padre Eligio conosceva l’idea di rinascita che attraversa la vite: una pianta che può essere tagliata, provata, gelata, e che pure ogni anno riparte. Parlare ai produttori, ai contadini, agli artigiani del vino era per lui naturale, perché vedeva in quel mondo la stessa ostinazione quotidiana che metteva nelle sue comunità. Una fiducia nella possibilità di ripartire anche quando il terreno sembra perduto.

Le ombre e la resistenza morale

Nel racconto della sua vita ci sono anche vicende giudiziarie che qualcuno, in questi giorni, proverà a rievocare. Ma quelle ingiustizie, vissute da lui senza odio e senza rivalsa, hanno finito per restituirgli più merito che ombra. Lo hanno costretto a guardarsi dentro, ma non lo hanno mai allontanato dai fragili. Anzi: lo hanno spinto a raddoppiare l’impegno, convinto che la fedeltà ai più deboli valga più di qualunque assoluzione mediatica. Chi è passato per l’Isola di Formica sa che la sua filosofia si leggeva negli spazi: ambienti restaurati con cura maniacale, colori pensati per stimolare un movimento interiore, la convinzione che la bellezza fosse un primo passo verso la guarigione. Lo stesso valeva per Sant’Angelo a Milano, dove gli ingressi tirati a lucido servivano a creare un contrasto netto con l’abbandono che la droga lascia sul corpo, come se l’ordine esterno potesse riaccendere l’ordine interno. Ogni dettaglio era un messaggio: “sei ancora vivo, puoi ancora ricominciare”.

Così, fra centinaia di storie salvate e altre perse, ha attraversato decenni di lavoro silenzioso e ostinato. Oggi la sua morte chiude un capitolo di umanità concreta, fatta di presenza – non di teorie – e di un amore praticato senza tregua. Accanto a lui, negli ultimi anni, è rimasta Sorella Battista, la clarissa che conosce meglio di chiunque la struttura della comunità e che potrà proseguirne il cammino. Anche il mondo del vino perde un riferimento morale: un uomo che considerava la vite una metafora perfetta della vita, un organismo che resiste, soffre, si piega e poi torna a salire verso la luce.

L’eredità di una vita dedicata agli ultimi

Le ultime parole di Padre Eligio – “Ti amo Gesù, ciao ragazzi” – sono la sintesi della sua esistenza: un linguaggio diretto al cielo e allo stesso tempo agli uomini che aveva scelto di servire. Un saluto che contiene tutto: la sua fede, la sua umiltà, la sua fraternità. La sua opera resta nelle comunità che ha fondato, nei volti che ha aiutato a rialzarsi, nella traccia spirituale che ha lasciato senza volerla imporre. Con lui se ne va una figura che non ha mai interpretato il soccorso come un gesto tecnico, ma come una forma di amore civile. Restano i luoghi, gli uomini salvati, la memoria di una presenza. E resta il metodo: guardare gli invisibili come persone intere, non come storie da archiviare.

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Ultimo Aggiornamento: 29/11/2025 14:16

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