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“Rigore dopo 50 secondi”. Juve-Cagliari nel caos, perché il Var non è intervenuto. La spiegazione

Pubblicato: 29/11/2025 18:45

Il match tra Juventus e Cagliari, fin dai primissimi istanti, è stato teatro di un episodio controverso che ha acceso le discussioni tra i tifosi e gli addetti ai lavori. Dopo nemmeno un minuto dal fischio d’inizio, l’attenzione si è focalizzata sull’area di rigore bianconera, dove il Cagliari ha reclamato con veemenza un calcio di rigore. Il protagonista dell’azione incriminata è stato il calciatore sardo Palestra, che è venuto a contatto con il difensore juventino Kostic.

L’episodio, avvenuto in un momento cruciale e prematuro della partita, ha immediatamente sollevato dubbi e interrogativi sulla correttezza della decisione arbitrale. Il direttore di gara, il signor Crezzini, si è trovato subito sotto i riflettori, chiamato a prendere una decisione rapida e complessa in una situazione di forte pressione. La scelta di non assegnare il penalty ha rappresentato il primo, significativo momento di tensione agonistica e interpretazione regolamentare dell’incontro, ponendo le basi per le analisi post-partita.

L’analisi della decisione arbitrale: Crezzini e il mancato fischio

La chiave di lettura per comprendere la decisione dell’arbitro Crezzini risiede nell’analisi dettagliata e sequenziale dello sviluppo dell’azione. Il direttore di gara, pur trovandosi vicino all’azione, ha scelto di lasciar proseguire il gioco, una scelta che ha sorpreso molti ma che trova giustificazione nella dinamica completa del contatto. Secondo quanto ricostruito e analizzato, in particolare anche attraverso il commento tecnico di esperti come Luca Marelli, l’azione non si è esaurita in un semplice scontro. La tesi principale che supporta la decisione di non fischiare il rigore si concentra su due momenti distinti, ma consecutivi, che hanno caratterizzato lo scontro tra Palestra e Kostic. La comprensione di questa sequenza di eventi è fondamentale per dissipare ogni dubbio sulla regolarità della decisione presa sul campo. La valutazione dell’arbitro deve sempre tenere conto dell’azione nella sua interezza, e non solo del momento finale del contatto.

La spiegazione del mancato intervento del VAR

Il mancato intervento del VAR è un elemento altrettanto cruciale per la comprensione dell’episodio. Spesso, in presenza di dubbi così evidenti e con la possibilità di una potenziale infrazione in area di rigore, ci si aspetta una revisione al monitor. Tuttavia, il protocollo VAR stabilisce criteri precisi per l’intervento, limitandolo a chiari ed evidenti errori che alterano l’esito della partita. Nel caso specifico di Juve-Cagliari, la scelta del VAR di non richiamare Crezzini suggerisce che la decisione sul campo non sia stata ritenuta un errore manifesto. La spiegazione più plausibile risiede nel fatto che l’azione, prima di arrivare al contatto potenzialmente sanzionabile, aveva già visto un’irregolarità da parte del calciatore del Cagliari. È proprio in questa fase preliminare che si trova la ragione del mancato intervento, evidenziando una corretta applicazione delle linee guida che regolano l’utilizzo della tecnologia arbitrale. Il VAR, in sostanza, ha ritenuto la decisione sul campo sostenibile e non palesemente errata.

La dinamica dell’azione: Trattenuta e posizione del tocco

La ricostruzione minuziosa dell’azione rivela che la fase iniziale dell’episodio ha visto una trattenuta da parte del calciatore del Cagliari ai danni dell’avversario. Questo dettaglio è di importanza capitale, poiché sposta il focus dell’irregolarità dal difensore all’attaccante in un momento precedente al vero e proprio scontro. La seconda fase, ovvero il tocco o l’intervento da parte di Kostic, è avvenuta, secondo le analisi, al di fuori dell’area di rigore. Questa combinazione di eventi – una potenziale irregolarità dell’attaccante e il contatto del difensore in una zona non sanzionabile con il rigore – ha fornito la base per la decisione di non assegnare la massima punizione. L’esperto di arbitraggio Luca Marelli, durante la diretta televisiva su DAZN, ha sintetizzato l’episodio sottolineando che l’errore, se mai ce n’è stato uno, sarebbe stato quello di aver attenduto troppo tempo prima di fischiare la trattenuta iniziale, un’omissione che ha permesso all’azione di svilupparsi fino al contatto finale. Questo commento suggerisce che l’infrazione determinante non era il presunto fallo da rigore, ma l’azione di Palestra che lo ha preceduto. La posizione del tocco di Kostic fuori dall’area è un altro elemento che esclude la possibilità di un rigore, rendendo la scelta di Crezzini, seppur complessa, regolamentarmente corretta alla luce di questi dettagli.

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