Allevamenti intensivi

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Allevamenti intensivi

L'allevamento intensivo è una pratica che si è diffusa nel XX secolo (in Italia soprattutto a partire dal secondo dopoguerra) allo scopo di soddisfare la crescente richiesta di prodotti di origine animale (in particolare carne, uova e latticini) abbattendo nel contempo i costi, in modo da rendere questa categoria di prodotti adatta al consumo di massa. Negli allevamenti intensivi, gli animali sono sottoposti a selezione individuale e sono, perciò, in grado di fornire elevate prestazioni produttive, a cui corrispondono fabbisogni nutritivi in energia e proteine di maggior rilievo.

Allevamenti intensivi: le caratteristiche

Le caratteristiche dell'allevamento intensivo sono cambiate nell'arco del XX secolo, e possono presentare differenze anche notevoli fra diversi paesi. Fra gli elementi comuni alla maggior parte degli allevamenti intensivi ricordiamo: ottimizzazione degli spazi dedicati all'animale e alle fasi operative; standardizzazione delle caratteristiche fisico-qualitative e operative della filiera di produzione; riduzione dei costi unitari in rapporto alla qualità del prodotto finale; diminuzione delle ore di manodopera necessaria alla produzione. La pratica dell'allevamento intensivo è oggetto di numerose critiche di ordine etico, salutistico e ambientalista. Un aspetto drammatico dell'allevamento intensivo, spesso taciuto dai media, è l'enorme consumo di cereali per nutrire i bovini. Ciò mantiene alto il prezzo dei cereali, penalizzando i paesi più poveri e contribuendo al problema della fame nel mondo.

Allevamenti intensivi: le condizioni degli animali

Molti animalisti sostengono che, negli allevamenti intensivi, le condizioni di vita degli animali sono estremamente peggiori rispetto a quelle degli animali allevati in modo tradizionale o cresciuti in natura.In essi, l'altissima concentrazione di animali è, infatti, la principale causa dell'insorgere periodico di svariate malattie. Molti critici sostengono, inoltre, che la qualità delle carni e degli altri prodotti realizzati tramite allevamento intensivo sia di qualità inferiore rispetto a quelli ottenuti con tecniche tradizionali, per vari motivi legati alla differente alimentazione e al diverso stile di vita degli animali stessi. Particolarmente criticato è l'uso di farmaci volti a indurre lo sviluppo corporeo degli animali. Questa pratica, vietata in Europa, è uno dei principali elementi differenziali tra l'allevamento intensivo americano e quello europeo. L'Unione Europea è intervenuta più volte, legiferando in materia di allevamento intensivo. A tal proposito, si ricorda come l'uso di farmaci è soggetto a una precisa regolamentazione. Per esempio, gli antibiotici possono essere impiegati solo in caso di malattia dell'animale, e la somministrazione di ormoni è vietata. I reflui aziendali sono soggetti a rigidi regolamenti, volti a ridurre l'impatto ambientale. Diverse norme, relative al benessere animale, hanno lo scopo di impedire forme di trattamento degli animali giudicate crudeli, quali alcune tipologie di amputazione o la costrizione in ambienti eccessivamente ristretti. Sia le condizioni igieniche degli stabilimenti, sia l'alimentazione degli animali sono soggette a restrizioni.