Trivelle: i 5 Stelle nella bufera, avrebbero concesso nuove autorizzazioni e proroghe

Il Movimento 5 Stelle è nella bufera dopo che l’opinione pubblica è venuta a conoscenza del fatto che il Ministero per lo sviluppo economico, presieduto dal vicepremier Luigi di Maio, avrebbe prorogato le concessioni per le trivellazioni nel mar Adriatico e sarebbe in procinto di autorizzarne altre nel mar Ionio. Il partito era noto per aver tradizionalmente sostenuto battaglie ecologiste ed ambientaliste. Dalla loro Di Maio e il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, sostengono invece che le autorizzazioni siano state invece concesse dal governo precedente.

L’accusa ai 5 Stelle

Bonelli

Angelo Bonelli
Fonte Facebook

È stato Angelo Bonelli, esponente della Federazione Nazionale dei Verdi ed ecologista, a portare a galla la vicenda, denunciando che: “Il ministero dello Sviluppo ha dato il via libera alle trivelle per la ricerca del petrolio nel mar Ionio.

La ricerca autorizza l’uso dell’air gun, le bombe d’aria e sonore, che provocano danni ai fondali e alla fauna ittica: è il regalo di Luigi Di Maio alla Puglia e alla Basilicata dopo Ilva e le autorizzazioni alla Shell rilasciate dal Ministero dell’Ambiente“. Bonelli ha anche accusato Sergio Costa, anch’egli pentastellato e capo del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di aver avallato, attraverso la commissione tecnica, la proroga alle ricerche petrolifere su terraferma della Shell in Basilicata.

L’attacco dell’ecologista è terminato con una dura invettiva ai 5 Stelle, accusati di strumentalizzare le tematiche ambientali per fini elettorali e di essere continuatori, in realtà, delle stesse politiche energetico-ambientali inquinanti dei governi precedenti.

Le dichiarazioni di Bonelli si accompagnano a quelle di Michele Emiliano, presidente della regione Puglia, inerenti un recente aggiornamento del bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse (BUIG), datato 31 dicembre 2018, che autorizza tre nuovi permessi di ricerca petrolifera alla compagnia statunitense Global MED LLC.

Di Maio e Costa, dal canto loro, hanno rigettato ogni accusa, sostenendo si tratti del compimento di un lungo iter amministrativo iniziato durante il precedente governo, che il nuovo esecutivo starebbe invece tentando di bloccare.

Chi ha autorizzato la proroga?

Il Movimento 5 Stelle, per voce di Di Maio, scarica la colpa delle proroghe al precedente governo. Il vicepremier, infatti, parlando ai suoi sostenitori dalla propria pagina Facebook, ha scritto che: “Ho scelto il Ministero dello Sviluppo economico anche perché sapevo che da queste parti passano le autorizzazioni a trivellare il nostro territorio e i nostri mari.

 In questi otto mesi abbiamo già fermato tante nuove richieste e presto avrete un piano clima ed energia in Italia che proietterà l’Italia verso il 100% di energie rinnovabili. Oggi mi si accusa di aver autorizzato trivelle nel mar Ionio. È una bugia. Queste “ricerche di idrocarburi” (che non sono trivellazioni) erano state autorizzate dal Governo precedente e in particolare dal Ministero dell’Ambiente del Ministro Galletti che aveva dato una Valutazione di Impatto Ambientale favorevole.

A dicembre, un funzionario del mio ministero ha semplicemente sancito quello che aveva deciso il vecchio Governo. Non poteva fare altrimenti, perché altrimenti avrebbe commesso un reato“.

Nello stesso post, Di Maio, ha anche aggiunto che il suo partito agirà secondo ogni canale legale disponibile per fermare le trivellazioni, appoggiando l’annunciata decisione del presidente della Puglia di ricorrere contro la proroga, e che presto sarà presentata in Parlamento una norma tesa a dichiarare illegale la pratica dell’air gun e a scoraggiare le trivellazioni.

Anche il ministro Costa sostiene che il precedente esecutivo sia il reale autore dei permessi, che sarebbero in questi giorni giunti al compimento amministrativo dopo un lungo iter, e annuncia la volontà di inserire nel decreto Semplificazioni una norma per bloccare 40 permessi di trivellazioni, di comune accordo con il ministero dello sviluppo economico.


La questione ambientale: uno dei cavalli di battaglia del M5S

Per i movimenti ambientalisti il vero problema sarebbe che a sostenere le trivelle sia un partito che, sin dalle origini, ha fatto della difesa dell’ambiente, dalle trivellazioni in mare, alle energie rinnovabili, alle perforazioni per i treni ad alta velocità, uno dei propri cavalli di battaglia.

Proprio sullo stesso tema, nel 2016, il Movimento 5 Stelle si era schierato apertamente in occasione del referendum abrogativo sulla durata delle concessioni per l’estrazione di idrocarburi in aree marittime, invitando il proprio elettorato ad esprimersi con voto favorevole.

Cosa si poteva fare?

Stando sempre agli ambientalisti, il governo avrebbe potuto approvare una legge, nei primi mesi di attività del governo, per fermare le concessioni avviate negli anni precedenti. Quindi ora, questo governo sembra non poter fare altro che firmare le autorizzazione di concessioni che ormai sono già partite, ma che questo si sarebbe potuto evitare. Di Salvatore, del comitato No Triv, ha spiegato: “Politicamente è compito del governo o del Parlamento adottare un atto normativo per bloccare i procedimenti; amministrativamente è compito del dirigente competente firmare i permessi e le autorizzazioni“.

E ancora: “Di Maio in otto mesi non è stato in condizione di assumersi la responsabilità politica di una decisione legislativa sulle trivelle“.