Lo scandalo del prosciutto DOP italiano, prodotti con maiali danesi

La Procura di Torino ha chiesto il processo per dodici persone e sei aziende accusate a vario titolo di associazione a delinquere e frode in commercio. L’accusa è quella di aver messo in vendita prosciutti spacciati per DOP italiano, quando in realtà erano prodotti con maiali di origine danese. La maxi-inchiesta ha visto coinvolte molte altre procure, tra cui quelle di Cuneo, Bergamo, Mantova e Reggio Emilia. La notizia colpisce al cuore il settore del prezioso prosciutto di Parma, che nei mesi passati era già stato coinvolto nelle polemiche per via delle condizioni dei propri allevamenti.

I maiali di provenienza danese erano più convenienti

L’inchiesta era partita un anno fa e vedeva al centro delle discussioni la razza dei maiali usata, la Duroc. Di provenienza danese, si tratta di un tipo di suino che riesce a crescere più in fretta senza necessitare di grosse quantità di mangime. Una specie, quindi, molto più vantaggiosa da allevare, in quanto da essa è possibile produrre un grande volume di carne in poco tempo, portando maggiori profitti agli allevatori.

Stefano Fanti, direttore del Consorzio di Parma

Per Stefano Fanti, direttore del Consorzio di Parma, i produttori sono parte lesa (immagine: Youtube/ProsciuttodiParmaDOP)

Alcune aziende avrebbero sfruttato questo meccanismo, importando il seme dei maiali Duroc dal nord Europa, per poi fecondare i propri capi di bestiame.

Il risultato è stato un incrocio che non ha nulla a che fare con il concetto di Denominazione di Origine Protetta, come quella del prosciutto di Parma. Le norme per il riconoscimento DOP prevedono proprio, come caratteristica distintiva, la presenza nella carne di una certa quantità di grasso, di cui il Duroc danese è privo.

La difesa del Consorzio Prosciutto di Parma

Era logico aspettarsi che gli stessi organismi preposti ai controlli finissero nel mirino dopo simili accuse.

Nello scorso maggio, per i sei mesi successivi, il Ministero ha commissariato l’Istituto Parma Qualità e l’Ifcq Certificazioni, che svolgono le funzioni di controllo. Pochi giorni dopo, Stefano Fanti, direttore del Consorzio di Parma, dichiarava a La Repubblica: “I produttori sono parte lesa. Si ipotizza una frode, all’insaputa del resto del sistema, da parte di alcuni centri di genetica e di allevamenti. I nostri produttori, all’oscuro di tutto, si sono ritrovati alle prese, durante l’indagine, con decreti del tribunale di Torino che hanno sequestrato cosce arrivate negli stabilimenti dopo che erano state pagate a caro prezzo perché considerate regolari”.

Ora bisognerà attendere il processo e le sentenze. Intanto, nelle scorse settimane, sei persone e due aziende coinvolte hanno già patteggiato una pena pecuniaria per l’accusa di frode.

Il maiale Duroc

Il maiale Duroc