Caso JonBenét, la barbie americana: un uomo confessa

La morte di JonBenét Ramsey, reginetta di bellezza, è tra i casi irrisolti più famosi degli USA e non solo. Il cadavere della bambina è stato trovato nello scantinato di casa nella notte tra il 25 e il 26 dicembre del 1996. Da allora il caso ha avuto grande risonanza tanto che spesso gli agenti sono stati accusati di aver “accettato” troppe ingerenze che hanno reso difficile, se non impossibile, risolvere il caso. Ora però un uomo, Gary Oliva, 54 anni, ex sospettato nel caso, ha scritto dal carcere dove è detenuto per una condanna per abusi su minori alcune lettere in cui avrebbe confessato l’omicidio di JonBenét.

La “confessione” inaspettata

20 anni di silenzi, incertezze e mistero dietro a uno dei casi irrisolti più famosi d’America. Gary Oliva, stando ai media esteri, avrebbe scritto alcune lettere a un amico in cui avrebbe ammesso di aver ucciso la bambina. Ad un vecchio compagno di scuola, Michael Vail, ha scritto: “Non ho mai amato nessuno come JonBenét, eppure l’ho lasciata morire“. Poi sarebbe anche sceso in qualche dettaglio in più: “È stato un incidente, per favore credimi, non era come gli altri bambini“. In una seconda lettera invece: “Eppure per caso è morta ed è stata colpa mia“. Al momento gli agenti stanno indagando sulle dichiarazioni di Oliva, per capire se ci sia qualcosa di vero nelle sue dichiarazioni.

Caso JonBenét, la barbie americana: un uomo confessa

JonBenét

Leggi tutto sull’omicidio di JonBenèt

Il caso JonBenèt

La notte tra il 25 e il 16 dicembre la famiglia della bambina chiama la polizia denunciandone il rapimento. In realtà bastano poche ore perché gli agenti comincino a dubitare che si tratti di un vero sequestro e chiedono di controllare la casa. Il corpo senza vita della piccola JonBenèt viene ritrovato nel seminterrato: è riversa supina con le braccia sopra la testa. Ha del nastro adesivo le copre la bocca, mentre il collo e i polsi sono legati con una corda di nylon. A ritrovarla sono il padre e un gruppo di amici. L’uomo le toglie il nastro adesivo dalla bocca e la porta in braccio al piano superiore dove tentano di rianimarla anche se è chiaro che è già deceduta. La scena del crimine è irrimediabilmente inquinata, ma su alcune cose non ci sono dubbi: l’autopsia rivela abusi sessuali e anche la causa della morte per un colpo alla testa che le ha spaccato il cranio lasciandola cerebralmente morta. I sospetti si concentrato sulla famiglia e soprattutto sul fratello, ma la famiglia è stata scagionata da tutte le accuse.

ATTENZIONE, IMMAGINI CHE POTREBBERO URTARE LA VOSTRA SENSIBILITÀ

Foto dell’autopsia di JonBenét

Foto dell’autopsia di JonBenét