Fatturazione elettronica, tra caos e rischi della nuova fiscalità italiana

È una fiscalità allo sbando quella affacciatasi al 2019 in Italia. Dal 1 gennaio 2019 infatti è entrata ufficialmente in vigore la nuova fatturazione elettronica. La neo procedura, introdotta dalla Legge finanziaria 2018, non ha solo gettato nel caos le associazioni di categoria, in primis quella dei commercialisti, ma potrebbe addirittura minare la privacy dei cittadini. Una privacy, di recente, così tanto apparentemente difesa (chiunque ha già avuto a che fare con la nuova normativa sui dati personali, dalle autorizzazioni negli hotel a quelle sui siti) ma che rischia in realtà di essere violata con conseguenze in potenza inquietanti.

Stop del Garante della privacy

A dare l’allarme per primo era stato il Garante della Privacy, Antonello Soro, che si è esposto nel novembre scorso contro l’Agenzia delle Entrate, sostenendo che la metodologia andasse cambiata subito in quanto lesiva dei “diritti e le libertà degli interessati, comportando un trattamento sistematico, generalizzato e di dettaglio di dati personali su larga scala, potenzialmente relativo ad ogni aspetto della vita quotidiana dell’intera popolazione, sproporzionato rispetto all’obiettivo di interesse pubblico, pur legittimo, perseguito“.

Nella sua figurazione originaria, la fatturazione elettronica si prendeva a botte con la normativa sulla protezione dei dati personali. Un esempio? Basti pensare alle fatture relative a prestazioni sanitarie. Gli oggetti di fatturazione rappresentati dalle descrizioni delle cessioni di beni e prestazioni di servizi richiesti contengono spesso numerosi dettagli, anche molto delicati, sulla salute dell’individuo non necessari ai fini fiscali. Infezioni, malattie o trattamenti che vogliono essere tenuti riservati diventano inevitabilmente di dominio “pubblico”. Ma parliamo anche banalmente di beni e servizi acquistati e riportati nel dettaglio che possono rivelare molto sulle nostre abitudini, sui nostri spostamenti, sulla nostra vita.

Alla luce di queste criticità, l’Agenzia delle Entrate ha previsto un aggiornamento del sistema che si limiterà a memorizzare unicamente i dati forniti a fini fiscali. Una modifica che richiederà del tempo e delle verifiche e che, per ora, non obbliga a utilizzare la e-fattura chi eroga prestazioni sanitarie. La piattaforma dell’Agenzia sarà sottoposta a valutazione d’impatto entro il 15 aprile 2019.

fatturazione elettronica

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Fatturazione elettronica, i dati personali sono a rischio?

Le criticità in ordine alla compatibilità con la normativa sulla protezione dei dati personali non si fermano qui. Secondo una fonte tecnica contattata da The Social Post in esclusiva, che preferisce mantenere l’anonimato, le falle nel sistema informatico della piattaforma dell’Agenzia delle Entrate sono parecchie e potenzialmente pericolose. Il sistema elaborato in collaborazione con la Sogei, azienda italiana che si occupa di Information Technology, del Ministero dell’Economia e delle Finanze sarebbe un sistema “in chiaro”, ovvero non cifrato. “Qualunque utilizzatore della rete con sufficiente livello di ‘malizia’ – ci spiega – quindi sarebbe in grado di ‘sniffare’ qualsiasi dato sensibile.

Non solo i dati personali, il codice fiscale, la PEC, ma anche gli elenchi dei fornitori o dei clienti, il fatturato annuale, eventualmente anche i dati delle carte di credito. Questo permetterebbe, al potenziale malintenzionato, di accedere alla totalità dei nostri dati presenti sul software in questione”. Anche a questo proposito, l’Agenzia sta operando per il miglioramento della difesa del sistema ma, a conti fatti, attualmente milioni di informazioni personali dei cittadini italiani sono facilmente reperibili e alla mercé del primo malintenzionato.

 

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