Bologna: infermieri “vendevano” i defunti per 200 euro

Ha portato a 30 misure cautelari il provvedimento emesso dal Gip, per l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, corruzione di incaricato di pubblico servizio e riciclaggio. Al centro delle indagini 2 cartelli di imprese di pompe funebri, che controllavano i servizi nelle camere mortuarie dei principali ospedali di Bologna, il Maggiore e il Policlinico Sant’Orsola-Malpighi. Gli oltre 300 militari impegnati nelle perquisizioni, coordinati dalla Procura di Bologna, hanno sequestrato un patrimonio di 13 milioni di euro.

Il metodo

Il racket funzionava in maniera semplice ma efficace: gli infermieri agganciavano i familiari dei defunti e, in quel momento particolarmente delicato, li mettevano in contatto con gli addetti delle pompe funebri.

Questi poi si occupavano delle pratiche e dell’indirizzamento negli uffici. Per il loro ruolo di procacciatori d’affari, gli infermieri percepivano compensi che andavano dai 200 ai 350 euro a funerale. Come se ciò non bastasse, tutto il denaro era in nero, dato che le agenzie riuscivano a convincere i clienti facendo leva sulla possibilità di risparmio. I ricavi per le agenzie funebri, tra i 500 e 900 euro a funerale, erano poi riciclati per finanziare il giro di mazzette.

Se dopo anni in camera mortuaria hai ancora dei mutui da pagare significa che non hai capito come funziona”, rivelava un infermiere rivolto ad un altro indagato, come riportano gli atti dell’inchiesta della Procura. C’era un grave atteggiamento di spregio nei confronti dei cadaveri, che venivano scherniti e derubati: “Amò…ho trovato due anelli (…), l’ho messi già in borsa… però non so se è oro…” diceva una delle intercettate al telefono con il fidanzato.

Secondo le indagini, erano gli infermieri ad agganciare i familiari dei defunti

Secondo le indagini, erano gli infermieri ad agganciare i familiari dei defunti (immagine di repertorio)

Due consorzi si spartivano gli affari

Al vertice dell’organizzazione due consorzi di imprese distinte, che erano state in grado di spartirsi l’intero business cittadino.

Alle spalle dei capi, Giancarlo Armaroli, 68 anni, e Massimo Benetti, 63 anni, entrambi arrestati, agivano molti altri soggetti incaricati di tenere i contatti con gli infermieri nelle varie strutture ospedaliere. L’assessore regionale alla Sanità, Sergio Venturi, ha voluto sottolineare la sua preoccupazione, dichiarando al Corriere di Bologna: “Un fatto gravissimo, intollerabile, ancor più perché riguarda una dimensione così delicata per l’insieme di emozioni e stati d’animo nei quali si trova una famiglia che ha appena perso una persona cara”.

Il business del “caro estinto”

Lo scandalo del business del “caro estinto” attraversa l’Italia e coinvolge, periodicamente, ospedali, aziende e cimiteri. Solo nello scorso settembre venne scoperta un’organizzazione criminale che, in provincia di Palermo, svaligiava i loculi occupati dai defunti. A ribadire la pervasività di questi comportamenti ci ha pensato il presidente di Codacons, Carlo Rienzi: “Il business dei funerali raggiunge in Italia quota 3,5 miliardi di euro annui e vede attive nel nostro paese più di 5 mila imprese funebri.

Un giro d’affari enorme che fa gola a soggetti senza scrupoli”.

carabinieri Bologna

Le indagini hanno visto impegnati oltre 300 militari (immagine: Facebook/carabinieri)