Di Battista strappa banconota francese

È stata probabilmente la parte più discussa e diffusa dell’intervista concessa da Alessandro Di Battista, durante la trasmissione Che tempo che fa, domenica sera. L’attivista del Movimento 5 stelle, con un gesto teatrale, ha strappato una banconota (facsimile) da 10mila franchi CFA davanti ad un perplesso Fabio Fazio. La moneta, adottata da 14 paesi africani, è ritenuta dal Movimento responsabile dei flussi migratori dall’Africa verso i Paesi europei: “Finché non si strapperà questa che è una banconota ma che in realtà è una manetta nei confronti dei popoli africani, noi qua possiamo parlare per ore di porti aperti e di porti chiusi, ma continueranno a scappare le persone e a morire in mare”.

Cos’è il franco CFA

Il franco CFA è un particolare tipo di valuta che viene utilizza da molti Paesi dell’area sub-sahariana, tra cui Camerun, Repubblica del Congo e Burkina Faso. Si tratta, per la maggior parte, di ex colonie francesi, poi divenute indipendenti, che hanno mantenuto un legame monetario con il Paese transalpino. All’origine, infatti, l’acronimo CFA significava Colonie Francesi d’Africa, ed ora indica la Comunità Finanziaria Africana.

La moneta, gestita dalla stessa Banca centrale francese, è spesso oggetto di polemiche, perché porrebbe un freno allo sviluppo economico di quei Paesi, finendo col rappresentare un controllo geopolitico indiretto da parte della Francia.

I Paesi africani in cui viene utilizzato il franco CFA

I Paesi africani che utilizzano il franco CFA: in verde l’Africa occidentale, in rosso l’Africa centrale (fonte: Wikimedia)

Mancato sviluppo economico ed emigrazione

Per mantenere il tasso fisso – ha concluso Di Battista – prima con il franco francese e poi con l’euro, sono costretti a versare circa il 50% dei loro denari in un conto corrente gestito dal Tesoro francese.

[…] La Francia, attraverso questo controllo geopolitico di quell’area dove vivono 200 milioni di persone che utilizzano monete stampate in Francia, gestisce la sovranità di questi Paesi impedendo la loro legittima indipendenza”.

Sul blog delle Stelle, Otto Bitjoka, fondatore di UCAI (Unione delle comunità africane in Italia) ha rincarato la dose, scrivendo: “Bravo Alessandro, il punto è il rinascimento economico basato sul paradigma endogeno, non il banalissimo leitmotiv del Piano Marshall. L’uso in 15 paesi africani di una moneta basata su un patto coloniale costituisce un gran freno e crea tantissimi effetti perversi in queste aree geo economiche sotto tutela Francese”.

Il video dell’intervista condiviso da Di Battista su Facebook

Ridiamo sovranità ai popoli africani

Vedrete che i francesi risponderanno: «Se i Paesi africani voglionouna loro moneta lo possono fare». Ma in realtà non è così, ancheperché alle classi dirigenti africane (molte delle quali corrotte eoscenamente responsabili della povertà dei loro popoli) non convieneavere una propria moneta perché senza il Franco delle Colonie (CFA)con il suo tasso fisso di cambio con l'euro, non potrebbero faredeterminati investimenti in Francia. E alla Francia stessa convieneche vi siano certi uomini politici in Africa, perché li controlla, glidetta la linea, gli impone le politiche economiche.La questione del Franco CFA e delle sue conseguenze, ovviamente, non èla sola da affrontare se si parla di flussi migratori. Esiste il temadella destabilizzazione della Libia (con sempre la Francia coinvolta),delle guerre di invasione mascherate da missione di pace, delle bombein Siria, più in generale dei conflitti a livello mondiale. Ebbene suquesti conflitti e su molte altre questioni l'ultima parola ce l'hannoUSA, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia. Si tratta dei 5 paesi chegodono del diritto di veto all'interno del Consiglio di Sicurezzadelle Nazioni Unite. Io sono contrario a questo sistema. Ad ogni modo,finché esiste, credo che sia assurdo che questo potere l'abbia laFrancia, un paese dell'Unione Europea, e non l'UE stessa.Noi siamo al governo del Paese, abbiamo il dovere di portare avantiqueste battaglie. Io lo farò nelle prossime settimane in tutta Italiaquando incontrerò gli attivisti. Poi lo faremo in Parlamento con attiche stiamo scrivendo. E infine lo faremo al Parlamento Europeo e all'interno della Commissione Europea. Coraggio!P.S. Nelle prossime ore politicanti e pseudo-giornalisti non faranno altro che confutare ciò che ho detto. Non vi fidate di loro e non fidatevi neppure di me. Cercate studiosi africani e italiani che ne parlano. Ce ne sono moltissimi.

Gepostet von Alessandro Di Battista am Montag, 21. Januar 2019