scimmie clonate

Cinque esemplari di macachi sono stati clonati, in Cina, a partire da embrioni geneticamente modificati per riprodurre il disturbo del sonno comunemente noto come insonnia. La ricerca, pubblicata sulla National Science Review, è stata condotta presso l’Istituto di Neuroscienze (Ion) dell’Accademia Cinese delle Scienze (Cas) a Shanghai. La tecnica impiegata dai genetisti cinesi, basata sul trasferimento nucleare di cellule somatiche, è la stessa che aveva portato alla nascita, nel lontano 1996, della pecora Dolly e a quella delle scimmie Zhong Zhong e Hua Hua di appena un anno fa, sempre in Cina. L’esperimento in questione è stato condotto in due fasi.

Le fasi dell’esperimento

In un primo momento, embrioni di scimmia sono stati modificati geneticamente attraverso la tecnica che copia e incolla il DNA, chiamata Crispr/Cas9. In seguito i ricercatori hanno proceduto a eliminare in tali embrioni il gene BMAL1, uno dei principali fattori che regolano il ritmo biologico circadiano e dunque i cicli del sonno. Questo ha permesso di ottenere scimmie affette da disturbi di vario tipo, tutti molto comuni nell’uomo: oltre a insonnia, anche squilibri ormonali, ansia, depressione e schizofrenia. Nella fase successiva, dal tessuto connettivo delle scimmie “malate” sono stati prelevati i nuclei di cellule adulte (fibroplasti), poi trasferiti in cellule uovo (ovociti) precedentemente private del nucleo originario.

Dai nuovi embrioni così formati sono nate le cinque “scimmie insonni”, dunque anch’esse portatrici del medesimo disturbo di cui soffrivano i primati “donatori”.

I due cloni di scimmia Zhong Zhong e Hua Hua

I due cloni di scimmia Zhong Zhong e Hua Hua

L’impatto della ricerca sulla cura delle malattie umane

I risultati di tale esperimento, condotto per di più su animali simili all’uomo come le scimmie, potrebbero consentire di individuare cause e rimedi a numerose patologie molto comuni. Basti pensare che, solo in Italia, i malati di insonnia sono stimati in una popolazione di circa 9 milioni. Come dimostrano le parole del coordinatore della ricerca, Hung-Chun Chang, infatti, “i disordini del ritmo circadiano possono portare a molte malattie umane, compresi diabete mellito, cancro e malattie neurodegenerative“.

Per questo, ha aggiunto, “le scimmie che abbiamo ottenuto potranno essere utilizzate per studiare sia lo sviluppo di queste malattie, sia possibili terapie“. Gli fa eco il genetista italiano Giuseppe Novelli, rettore dell’Università di Roma Tor Vergata, secondo cui “i disturbi del sonno sono alla base di patologie molto comuni come obesità e diabete“.

Clonate 5 scimmie modificate geneticamente per non dormire mai

Un metodo discusso e controverso

Nonostante gli indubbi benefici che un tale metodo, se applicato correttamente, finirebbe per offrire in ambito medico, vi è comunque chi solleva perplessità circa le implicazioni etiche di una simile pratica sugli animali. Per questo, Mu-ming Poo, direttrice dell’Istituto di Shangai, ha cercato di rassicurare i più scettici, garantendo che l’Ion si attiene alle linee guida internazionali per la ricerca sugli animali: “Questo metodo di studio aiuterà a ridurre la quantità di scimmie attualmente utilizzate nella ricerca biomedica di tutto il mondo. Senza l’interferenza del background genetico, un numero molto più basso di cloni portatori di fenotipi di malattia potrebbe essere sufficiente per i test pre-clinici sull’efficacia delle terapie”.  Nell’attesa dei futuri sviluppi di queste ricerche, non resta che rilanciare lo spinoso interrogativo: sino a dove risulta eticamente corretto spingerci in nome della scienza e del progresso del genere umano?

Le proteste della Lav

Dopo la notizia della clonazione delle 5 scimmie, la Lega Antivivisezione ha alzato la voce: “Quando capiremo che la vita non è un gioco? Questa non è scienza e nemmeno un passo avanti per la salute dell’uomo. È solo follia, l’uomo non è una macchina dove a un gene corrisponde una risposta, siamo organismi complessi che rispondono a una somma di fattori, spesso anche di origine ambientale. Questo approccio riduzionista è scientificamente sbagliato e fuorviante e appartiene all’800“, sono le parole di Michela Kuan, responsabile Lav Area Ricerca senza Animali. La Lav chiede che “vengano resi noti anche i fallimenti e i costi complessivi” perché “bisogna, infatti, ricordare che gli esperimenti di clonazione hanno una elevata percentuale di insuccesso e determinano chissà quanti embrioni, feti e cloni malati e poi soppressi, dei quali però non viene data notizia. Infatti, il 75% degli embrioni animali clonati muore entro i primi due mesi di gravidanza e il 25% nasce morto o con deformità incompatibili con la vita“.

Foto immagine in evidenza: Science China Press