Ilva-15enne muore di cancro a Taranto

È morto a 15 anni Giorgio “il guerriero”, il ragazzo che da 3 anni stava combattendo una coraggiosa battaglia contro il cancro. La sua non è una storia come le altre, perché Giorgio abitava a Taranto. La città pugliese da anni al centro di polemiche e discussioni sul ruolo dell’ex Ilva, oggi in mano ad Arcelor Mittal, e sui danni causati alla salute dei cittadini e all’ambiente. È proprio il padre di Giorgio, Angelo Di Ponzio, ad aver parlato della morte del figlio con un post su Facebook: “Purtroppo se non facciamo niente siamo costretti a vedere i nostri figli morti e quelli che si salvano scappare lontano per un futuro.

Ora è il momento di lottare con tutte le forze, con il vostro aiuto e di chi ci tiene a riprenderci il diritto alla salute nostra e dei nostri figli”.

Lo sfogo del padre

Lo sfogo di Angelo Di Ponzio è pieno di amarezza per tutte le difficoltà che la famiglia ha dovuto superare: “Di quello che abbiamo passato in questi anni per cercare di curarlo dopo vari interventi e trattamenti potrei fare un elenco, così come elencare tutte le carenze vissute e che solo spostandoci a Bari e a Milano erano risolte.

Fino ad ora e dal 2016  io e mia moglie eravamo impegnati a cercare di risolvere il problema o perlomeno a non fargli perdere quel sorriso di cui tutti parlano”.

Giorgio il guerriero

Giorgio il guerriero. (foto Facebook)

La riflessione più dolorosa di molti casi come questo è che, in fondo, rimanga sempre il dubbio che la malattia non sia stata casuale: “Purtroppo qui non c’è proprio la concezione delle cure perché sanno solo farci ammalare”.

Un altro cuoricino ha smesso di battere, un'altra vita non sarà più. Giorgio, si chiamava Giorgio.Ogni volta che la…

Gepostet von Genitori tarantini am Freitag, 25. Januar 2019

La condanna della Corte di Strasburgo

Il destino ha voluto che la morte di Giorgio sia avvenuta proprio il giorno successivo alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che, il 24 gennaio, ha condannato l’Italia per non aver protetto i cittadini di Taranto che vivevano nelle zone colpite dalle emissioni tossiche dell’impianto dell’Ilva. La Corte ha stabilito che “Il persistente inquinamento causato dalle emissioni dell’Ilva ha messo in pericolo la salute dell’intera popolazione, che vive nell’area a rischio”.

Corte di Strasburgo

La Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia per l’inquinamento causato dall’Ilva (foto: Pixabay)

La Corte, inoltre, punta il dito contro i responsabili a livello istituzionale: “Le autorità nazionali non hanno preso tutte le misure necessarie per proteggere efficacemente il diritto al rispetto della vita privata dei ricorrenti”. Si sono così accolti i ricorsi, presentati nel 2013 e nel 2015, di 182 cittadini che hanno subito i danni derivanti dall’esposizione all’inquinamento della fabbrica.

Le reazioni delle associazioni

Questa sentenza conferma che le nostre paure erano fondate, che si stava violando un diritto alla salute.

Siamo soddisfatti anche perché questa decisione rappresenta un precedente giuridico a livello internazionale che può diventare utile per altre zone e paesi che vivono il nostro stesso problema” ha spiegato a la Repubblica Daniela Spera dell’associazione Legamjonici, tra i firmatari del primo ricorso. “Ora ci aspettiamo un segnale a livello politico”. Angelo Bonelli dei Verdi è andato oltre, dichiarando all’Ansa: “In questi anni sono state fatte proroghe su proroghe che hanno disapplicato la legislazione ambientale e sanitaria in quella città e il ministro Calenda e il ministro Di Maio dovrebbero chiedere scusa a Taranto e all’Italia”.

petizione “Chiudiamola qua"

Alcune associazioni di Taranto hanno presentato una petizione per chiedere la chiusura degli impianti (fonte: Facebook / Genitori tarantini)