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L’Italia torna in recessione tecnica, quindi per il secondo trimestre consecutivo il nostro Paese subisce una brusca frenata. A pesare le tensioni internazionali, la guerra dei dazi tra USA e Cina e la Brexit in primis. L’Italia comunque accusa anche il colpo di incertezze in merito alla sua politica economica di lungo periodo che non favorisce gli investimenti. Salgono i dati sull’occupazione, di cui però c’è una diminuzione dei posti fissi, mentre rimane allarmante il trend per quanto riguarda l’occupazione giovanile.

L’economia dell’Italia rallenta: si torna in recessione

Nell’ultimo trimestre del 2018 il PIL si è contratto dello 0,2%, portandoci quindi in recessione tecnica, come certifica l’Istat.

Dopo 14 trimestri di segno positivo si registra il calo dell’economia: impossibile non considerare la situazione internazionale, gravata dalle incertezze sulla guerra dei dazi tra i colossi dell’economia mondiale, dal rallentamento dell’export tedesco e da una Brexit che sembra senza via d’uscita.

Il premier Giuseppe Conte lo aveva anticipato ieri da Milano: “Dobbiamo guardare con entusiasmo alla crescita economica e siamo fiduciosi che nel corso del 2019 raggiungeremo gli obiettivi che ci siamo prefissi“, mentre oggi assicura che si tratta di una fase transitoria.

Su l’occupazione, ma quella giovanile continua a scendere

L’occupazione cresce dello 0,1%, raggiungendo i livelli pre-crisi del 2008 e attestandosi al 58,8%. I dati vanno però inquadrati prima di stappare lo champagne: non sono aumentati i lavoratori permanenti, in diminuzione di 88mila unità. A crescere sono i lavoratori indipendenti e a termine, e nell’ultimo anno si è registrato un aumento degli occupati tra i 15-24enni e gli over 50. Il tasso di disoccupazione si attesta al 10,3%, una diminuzione dello 0,2% del rapporto tra persone inattive che cercano lavoro tra la popolazione attiva.

Ciò tuttavia non ha impedito una crescita della disoccupazione nella media del quarto trimestre, periodo in cui si sono registrati 63mila disoccupati in più. Ancora allarme per la disoccupazione giovanile, in aumento al 31,9%.

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Immagine di repertorio

La critica alla manovra e la reazione delle opposizioni

Vanno all’attacco le opposizione che si scagliano contro la frenata dell’economia. “L’Istat ci dice che mentre Di Maio parlava di boom economico l’Italia entrava in recessione. Non solo, hanno fatto una legge di bilancio pensando alla propaganda invece che alla crescita e al lavoro.

Altro che il bene degli italiani, così si manda a sbattere il Paese“, ha commentato Laura Boldrini. Insieme a lei sono stati molti a criticare la manovra giallo-verde, considerata priva di misure per stimolare la crescita. Carlo Cottarelli avverte che nel caso perduri il cammino verso la crisi si andrebbe incontro a una “grossa patrimoniale“.


Luigi Di Maio ha escluso una manovra correttiva: “Io non credo che ci sia bisogno di correggere le stime, nonostante siamo in una congiuntura economica difficile“. Il leader pentastellato ha addossato la colpa del rallentamento ai governi precedenti: “I dati Istat sul Pil testimoniano una cosa fondamentale: chi stava al governo prima di noi ci ha mentito, non ci ha mai portato fuori dalla crisi“.

Ma Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, chiede un immediato intervento: “Reagire subito al rallentamento dell’economia che a gennaio potrebbe vedere un calo maggiore di quello registrato a dicembre“.