Pamela Mastropietro

È trascorso un anno dal tragico ritrovamento nelle campagne di Pollenza dei due trolley che contenevano il corpo di Pamela Mastropietro fatto a pezzi. A un anno dal terribile omicidio della 18enne romana che era fuggita da una comunità nei pressi di Macerata, parla la sua famiglia dicendo di non avere intenzione di perdonare Innocent Oseghale e che, anzi, secondo loro l’uomo copre qualcuno. Alessandra Verni, la mamma di Pamela ha annuncitao che sarà presente in aula durante il processo al nigeriano che inizierà il 13 febbraio, poi ha anche rivelato chi era davvero sua figlia e quando sono iniziati i suoi problemi con la droga.

Per Innocent Oseghale nessun perdono

Ai microfoni dell’Adnkronos, Marco Valerio Verni, lo zio di Pamela Mastropietro che è anche il legale della famiglia, si è così espresso rispetto a Innocent Oseghale, che sarà sotto processo dal 13 febbraio per l’uccisione della 18enne: “Non vorrei che siccome l’imputato è di colore qualcuno abbia paura di dargli la giusta condanna e di essere tacciato di razzismo. Ci auguriamo la massima condanna, scevra da influenze“. L’avvocato ha anche commentato la lettera inviata dal nigeriano lo scorso dicembre definendola “una presa in giro e dimostra che non c’è stato neanche un vero pentimento, non si è reso conto di quello che ha fatto“.

Pamela Mastropietro: la famiglia vuole la massima pena per Innocent Oseghale

Innocent Oseghale

Per la famiglia di Pamela non è possibile perdonarlo: è troppa la crudeltà con cui la 18enne è stata ammazzata. Lo zio della vittima ha dichiarato: “Il fatto accaduto è demoniaco, sarebbe come dire perdonare Satana e da cristiani non potremmo mai perdonare Satana“. Inoltre, secondo il legale, ci sarebbe ancora molto da chiarire sull’omicidio della nipote: sui trolley dove è stato sistemato il corpo fatto a pezzi di Pamela sono state trovate anche impronte diun’altra persona non ancora identificata.

Secondo l’avvocato, Oseghale non avrebbe detto tutta la verità sull’accaduto: “È intimidito e sta coprendo qualcuno“. La madre di Pamela Mastropietro ha rivelato a Il Resto del Carlino che sarà presente in tribunale quando si terrà il processo a Oseghale per la morte di sua figlia: “È tanto difficile e doloroso, ma non è niente rispetto a quello che ha sofferto lei.

Questo mi dà la forza di resistere, per scoprire tutto lo schifo che c’è dietro la morte di mia figlia.

Tante cose sono mancate con Pamela, non hanno funzionato, la Chiesa che non riconosco più, certi politici che non capisco più. Che ci voleva a dedicarle un minuto? Parlano di accoglienza, ma non accolgono nessuno“. L’avvocato e zio di Pamela ha commentato anche il messaggio inviato alla famiglia da Luca Traini, in carcere per aver sparato a 6 persone di colore a Macerata dopo il ritrovamento del corpo di Pamela: “Sono belle parole, come quelle che ci dicono tante persone“.

La mamma di Pamela racconta sua figlia

Alessandra Verni, la madre di Pamela Mastropietro, ha raccontato chi era davvero sua figlia.

Dal suo racconto, si evince che la 18enne romana era una persona molto generosa e sempre disponibile ad aiutare gli altri.

Caso Pamela Mastropietro. la famiglia chiede la massima pena per Innocent Oseghale

Pamela Mastropietro

La mamma ha così descritto sua figlia a Il Resto del Carlino: “In comunità ha salvato la sua compagna di stanza che si era tagliata le vene. Qui a Roma per un sacco di tempo ha aiutato un ragazzo che non aveva da mangiare. Ogni tanto la vedevo portarsi via il pane, ma a me non voleva dire per chi fosse.

L’ho scoperto dopo. Era aperta con tutti e anche per questo più vulnerabile. Adesso questo ragazzo ha un lavoro e sta bene“.

Alessandra Verni ha raccontato che i problemi di sua figlia con la droga sarebbero cominciati per colpa di un ragazzo che ha frequentato: “Io facevo il terzo grado a tutti i suoi fidanzati, alla fine credo avesse anche timore a presentarmeli. Ma l’ultimo, incontrato a fine 2016, mi ha imbambolato. Aveva una faccia d’angelo, e invece con lui è iniziato tutto. Ho scoperto persino che la picchiava. Ma lei ci teneva tanto, pensava di salvarlo.

Poi lui è stato arrestato, adesso è in comunità“. Ma Pamela aveva deciso di ricominciare e per questo motivo aveva accettato di trascorrere in comunità due anni.

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Per la mamma, gli interrogativi più grandi hanno a che fare proprio con la fuga di Pamela dalla comunità: “Era entrata il 18 ottobre, a noi l’hanno fatta vedere solo un mese dopo, e ancora ricordo l’abbraccio lunghissimo che ci siamo date. Poi eravamo d’accordo che sarei stata con lei, voleva che facessi i capelli a tutti e io glielo avevo promesso. A un certo punto però, senza che noi sapessimo nulla, ha iniziato a vomitare.

Poi ci sarebbe stato il litigio del 29, perché voleva un’altra sigaretta dicono. Io non so. Aveva appena 18 anni, era una ragazzina. Chi li controlla questi ragazzi in comunità? Come è potuta scappare così?“.