Caso Cucchi, indagato anche il generale Alessandro Casarsa

L’ex comandante dei carabinieri del Gruppo di Roma avrebbe fatto pressioni per manipolare le relazioni sulle condizioni di Stefano Cucchi

Il processo Cucchi-bis si arricchisce di un’altra pagina: l’inchiesta, che si è occupata dei presunti insabbiamenti messi in opera dagli ufficiali dell’Arma dei Carabinieri, vede ora nel registro degli indagati anche il generale di brigata Alessandro Casarsa, ex capo dei corazzieri in servizio al Quirinale, attualmente in attesa di destinazione. All’epoca dei fatti, nel 2009, Casarsa era colonnello e comandava i carabinieri del Gruppo di Roma. Secondo quanto riporta Il Corriere della Sera, il procuratore Giuseppe Pignatone e il sostituto Giovanni Musarò avrebbero interrogato il generale per capire se ci furono delle pressioni, da parte sua, per manipolare le due relazioni di servizio sull’arresto di Stefano Cucchi, poi deceduto pochi giorni più tardi all’ospedale Sandro Pertini.

Quelle annotazioni manipolate

Le indagini sugli insabbiamenti e i depistaggi vedono già coinvolti altri 5 ufficiali, per il reato di falso in atto pubblico. I procuratori vogliono comprendere quali fossero i rapporti tra di loro e, soprattutto, chi abbia deciso di manipolare le annotazioni sulle condizioni di salute di Cucchi, redatte inizialmente da Gianluca Colicchio e Francesco Di Sano. I due carabinieri si sarebbero occupati di redigere un rapporto dettagliato su ciò che avevano visto la sera di quel 15 ottobre 2009, il giorno dell’arresto. Massimiliano Colombo Labriola, comandante della caserma dei carabinieri di Tor Sapienza, ha già spiegato il suo punto di vista in una deposizione, sostenendo che le annotazioni avrebbero dovuto essere modificate perché “il contenuto era ridondante, erano estremamente particolareggiate e nelle stesse si esprimevano valutazioni medico-legali che non competevano a loro”.

CasarsaIl generale Casarsa insieme al presidente Mattarella. Foto: Quirinale.it


La catena del potere

Secondo Colombo Labriola, il cambiamento delle due relazioni avvenne su pressioni dall’alto, in particolare da parte del maggiore Luciano Soligo, che avrebbe ricevuto, come riporta Il Fatto Quotidiano, ordini da un superiore con il quale parlava spesso al telefono, chiamandolo “signor colonnello”. Si riteneva che si trattasse del tenente colonnello Francesco Cavallo, allora a capo dell’ufficio comando del Gruppo Roma, ma il diretto interessato ha negato le accuse, precisando che della questione si sarebbe occupato il comandante in persona, il colonnello Alessandro Casarsa. Fatto sta che i rapporti iniziali sulle condizioni di salute di Cucchi sarebbero tornati indietro edulcorati, senza più riferimenti al suo malessere, ai forti dolori e ai giramenti di testa.

La difesa del generale

Tutto ciò ha portato i procuratori Pignatone e Musarò alla decisione di iscrivere nel registro degli indagati anche Casarsa. Nell’interrogatorio, il generale ha sostenuto di essere estraneo al caso e a qualunque operazione di manipolazione o insabbiamento della verità sulla morte di Cucchi. Avrebbe anzi ricordato l’indicazione, data ai carabinieri coinvolti, di essere il più precisi e dettagliati possibili nei loro rapporti. I fatti però sembrano andati molto diversamente e il processo dovrà stabilire di chi furono le vere responsabilità.

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