giulia minola duisburg

La strage della Loveparade di Duisburg, avvenuta il 24 luglio 2010 in Germania, portò alla morte di 21 persone. A 9 anni dal processo, la giustizia tedesca non ha riconosciuto la responsabilità di tutti i 10 imputati del massacro, punendoli come prevista dalla loro giurisdizione. Per 7 di loro infatti è stato accettato un patteggiamento: il pagamento di sanzioni da 10mila euro in cambio dell’assoluzione. Solo per 3 dei 10 imputati, il processo continuerà, ma i loro reati potrebbero cadere in prescrizione. Tra le vittime c’era anche una ragazza italiana, Giulia Minola, di origini bresciane, morta a soli 21 anni per aver partecipato all’evento. La madre dell’unica vittima italiana, Nadia Zanacchi, non si dà pace, e continua inesorabilmente a chiedere giustizia per le vittime e le loro famiglie.

Il tribunale di Duisburg

Dopo un lungo processo durato 9 anni, la magistratura tedesca ha deciso di archiviare il caso mantenendo l’iter processuale attivo solo 3 persone delle 10 inizialmente imputate. Dei sei dipendenti comunali e 4 organizzatori della marcia a ritmo di tecno organizzata a Duisburg, 7 rimarranno impuniti. Essi dovevano rispondere di omicidio colposo per il loro coinvolgimento del caso, ma 3 di questi, hanno rifiutato un patteggiamento che li avrebbe portati a pagare una sanzione di 10mila euro, con l’obiettivo di essere scagionati dalla condanna grazie alla prescrizione. La prescrizione di questo caso, è infatti prevista per il 2020.

sentenza tribunale

La mamma di Giulia: “L’amarezza è troppa”

Oltre al dolore per la perdita della figlia, la mamma di Giulia Minola deve affrontare anche la delusione derivante dal processo archiviato senza che tutti i responsabili fossero puniti. In un’intervista fatta da Il Giornale, dichiarava: “L’amarezza è troppa. Ammetto che quando il processo è iniziato ho sperato che davvero le vittime potessero avere giustizia.” ma a quanto pare ad oggi non è stato così, tanto che il caso rischia di cadere in prescrizione l’anno prossimo. La mamma della vittima però non si dà per vinta, tanto che sostiene “Dobbiamo ovviamente guardare avanti” infatti, “C’è ad esempio il ricorso alla corte europea per i Diritti dell’uomo“. Continuerà perciò a reclamare giustizia anche attraverso questa istituzione, con la speranza che il ricorso venga presa in considerazione da loro.

Loveparade 2010

Un’immagine della Loveparade, poche ore dopo la strage