È nato il 10 luglio scorso a Worksop, cittadina inglese del Nottinghamshire, un bimbo dalla taglia di una siringa da ospedale. Venuto al mondo addirittura con 3 mesi di anticipo, i genitori non stentano a definirlo un vero e proprio “miracolo”. Nonostante i medici lo avessero dato più volte per spacciato, dopo ben 26 settimane di ospedale il piccolo George ha finalmente potuto vedere per la prima volta la sua vera casa.

Una nascita prematura

Hanna Rose, 25 anni, di mestiere assistente sociale, era arrivata alla 23esima settimana di gravidanza (a una sola settimana dal limite consentito per l’aborto) quando aveva iniziato ad avvertire un insolito dolore alla schiena. Inizialmente scambiato per un normale mal di schiena, possiamo solo immaginare la sua incredulità quando, recatasi in ospedale e visitata da un medico, le fu annunciato che aveva appena iniziato il travaglio. La paura di non farcela e di dare alla luce un feto senza vita la accompagnò durante gli angosciosi momenti che precedettero il parto. Dopo 4 interminabili giorni di travaglio, tuttavia, Hanna diede alla luce il piccolo George, con oltre 3 mesi di anticipo rispetto alla data inizialmente prevista, il 31 di ottobre. Alla nascita, il bimbo pesava solo 1 libbra e mezzo, vale a dire poco meno di 700 grammi, e non era più grande di una siringa da ospedale.

bambino nato prematuro

Una probabilità su un milione di sopravvivere

Per via del parto tanto prematuro, dopo soli 6 minuti di vita George fu trasferito nel reparto di terapia intensiva, dove venne inserito in un’incubatrice avvolto in una speciale sacca di plastica. Il bimbo soffriva infatti di un ingrossamento del fegato, e nel tentativo di correggere chirurgicamente tale difetto congenito, arrivò a perdere il 40% della sua massa sanguigna. Per di più, contrasse la meningite e subì quattro attacchi di sepsi, che portarono il suo già fragile organismo in shock settico. La mamma, Hanna, ha raccontato al giornale inglese Mirror quei momenti di tremenda paura: “Pensavo soltanto che non sarebbe sopravvissuto. Non volevo parlare coi dottori o pronunciare il suo nome per paura che me lo dicessero. Mi sentivo impotente. Fu subito operato d’urgenza, non potevamo neanche toccarlo perché era nato con la pelle trasparente”. In ben cinque occasioni i medici informarono Hanna e il suo compagno, Daniel Bownes, che il loro bambino sarebbe morto, al punto che fu convocato persino il cappellano dell’ospedale per dare l’ultima benedizione al piccolo. “I dottori ci dissero che George aveva una possibilità su un milione di sopravvivere e che era quasi impossibile che ce l’avrebbe fatta”, ha aggiunto la giovane madre.

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La vita fuori dall’ospedale

Eppure, miracolosamente, poco dopo aver ricevuto l’estrema unzione, le condizioni del bimbo cominciarono a migliorare e i parametri vitali a stabilizzarsi. Così, trascorse 26 settimane in ospedale sotto costante osservazione, George ha potuto essere dimesso e accompagnato a casa dai suoi raggianti genitori. Oggi il coraggioso ometto è cresciuto e pesa quasi 3 kg, anche se di certo i problemi per lui non sono finiti: deve infatti recarsi in ospedale ogni giorno, dove riceve trattamenti di fisioterapia per aiutarlo a muoversi, visto che il 75% del suo cervelletto – l’organo che controlla i movimenti – è rimasto danneggiato. Inoltre, ad oggi il piccolo ha subito oltre 20 trasfusioni e attende di essere operato per la settima volta, questa volta al cuore. Per far fronte alle spese mediche, Hanna e Daniel hanno lanciato una campagna di raccolta fondi e restano positivi, per loro figlio: “Ero convinta che sarebbe morto, quindi è un vero miracolo che sia qui con noi” – ha affermato la mamma – “Ogni giorno che passiamo con lui è una vera benedizione”.

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