poliziotto tedesco contro notizia falsa

Immigrati, stupro, minorenne: tre parole chiave capaci di catalizzare l’attenzione sui social media. È così che a Traunstein, cittadina tedesca dell’Alta Baviera, si è rapidamente diffusa su Facebook una fake news. A riportare l’accaduto è il New York Times del 12 febbraio 2019. Di fronte all’impotenza degli algoritmi del social nel bloccare la notizia, è stata l’iniziativa umana ad avere un ruolo chiave. Il poliziotto Andreas Guske, improvvisatosi paladino della verità, si è presentato alla porta di ogni utente che ha condiviso la notizia sul suo profilo per spiegargli che si trattava di una bufala.

La bufala dello stupro diffusa su Facebook

I fatti risalgono ad alcuni mesi fa. Ad infiammare la comunità di Traunstein è la notizia di uno stupro di gruppo compiuto da alcuni afghani ai danni di una ragazza appena 11enne. Su Facebook si legge che la giovane è stata trascinata in un sottopasso pedonale e poi ripetutamente violentata dagli immigrati. Il genere di notizia che inevitabilmente attira indignati commenti a sfondo razzista. Paura e rabbia si diffondono mentre la news rimbalza sulle bacheche del social network, condivisa da sempre più utenti. I rifugiati, già oggetto di attacchi in questa zona della Baviera al confine con l’Austria, vengono stigmatizzati.

La notizia falsa di stupro si è diffusa su Facebook

Quando Internet è più forte della verità

La polizia dirama un comunicato ufficiale: la storia dello stupro è una bufala. Un evento realmente accaduto è stato storpiato dal potere creativo di Internet. All’origine, la notizia dell’arresto di un cittadino afghano, accusato di un tentativo di molestia ai danni di una 17enne. Di condivisione in condivisione, i fatti sono stati arricchiti di dettagli e modificati: il tentativo diventa uno stupro reale, il singolo si trasforma in gruppo, la 17enne all’improvviso ha solo più 11 anni.


Il comunicato stampa della polizia non sortisce gli effetti sperati. Al contrario, si diffonde l’idea che i politici abbiano ordinato di insabbiare l’accaduto. Falliscono anche i moderatori di Facebook: sono impotenti di fronte a post che, pur raccontando il falso, non violano le regole del social.

Andreas Guske, poliziotto contro la notizia falsa

29 anni di servizio alle spalle, Andreas Guske è un poliziotto veterano che non vuole arrendersi allo strapotere dei social network sulla vita reale. Per combattere la tirannia dei like, sa che l’unica arma efficace è l’azione diretta e il contatto con la gente.

In altri termini: una campagna porta a porta contro la fake news. Guske crea una task force di agenti fidati con un compito preciso: battere l’intera Traunstein, via per via, alla ricerca di tutti gli utenti che hanno condiviso la notizia sul proprio profilo e bussare alla loro porta. “Buongiorno, si ricorda di quel post che ha condiviso? Bene, si tratta di una notizia falsa”.

Traunstein cittadina in cui si diffonde la notizia falsa di stupro

Traunstein ,cittadina in cui si è diffusa la notizia falsa di stupro

Il successo dell’operazione-verità

L’iniziativa di Guske ha ottimi risultati: convinti dal poliziotto, tutti gli utenti, tranne uno, rimuovono o correggono il post.

Nei suoi colloqui, Guske cerca anche di sensibilizzare le persone e mostrare loro i pericoli della disinformazione.Facebook non è solo una bacheca su cui le persone attaccano cose e altre le leggono”, afferma. “Facebook, con il suo algoritmo, influenza le persone”. Ora che la verità è stata ristabilita, l’agente riceve positivi commenti di stima. Karolin Schwarz, ricercatrice di Berlino nel campo delle fake news, definisce l’operazione della polizia di Traunstein come la “più efficace mai vista”. “Le forze dell’ordine dovrebbero farlo più spesso” afferma. “È l’unico modo per poter fermare delle notizie che, se condivise da migliaia di persone, diventano inarrestabili”.