Ancona, canile dell'orrore

Ieri, hanno deposto durante l’udienza al Tribunale di Ancona i volontari dell’associazione Amici Animali che si recavano nel canile di Corinaldo, in provincia di Ancona, per dare assistenza ai cani che vi erano letteralmente “detenuti”. Il canile nei loro racconti appare come un luogo in cui gli animali non venivano accuditi ma lasciati morire. I proprietari, moglie e marito di 62 e 72 anni, insieme a un veterinario 63enne dell’Asur (Aziensa Sanitaria Unica Regionale) sono accusati di uccisione e abbandono di animale, inadempimento del contratto e tentata truffa. Il canile è stato posto sotto sequestro nel 2012.

Il canile dell’orrore

La situazione che si prospettava ai volontari dell’associazione animalista una volta arrivati al canile era sempre la stessa: cani senza cibo e acqua, feriti e non medicati, in gabbie strette e piene di feci, con le zecche che gli camminavano addosso, affetti da malattie e non curati, senza la possibilità di correre.

Ancona, canile dell'orrore

Immagine di repertorio. Foto: Adotta un cane

Le testimonianze rilasciate oggi al Tribunale di Ancona a sostegno dell’accusa raccontano le agghiaccianti condizioni in cui vivevano questi animali. Come riporta Il Resto del Carlino, una volontaria ha così descritto la situazione: “Non c’era mai cibo e nemmeno acqua nelle scodelle quando andavo per fare fronte a questa mancanza eravamo noi volontari a munirci di bidoni per abbeverarli.

I box erano sporchi, pieni di fango, in situazioni inidonee. Ho trovato anche un cane con la coda mozzata, lasciato in un magazzino, prima di Natale. Aveva bisogno di cure invece dopo le feste l’ho trovato di nuovo così, sempre ferito, immerso nella sua puzza“.

Infatti, pare che due cani fossero morti nel canile proprio perché lasciati senza acqua, in piena estate. Un altro volontario di Amici Animali ha invece raccontato come gli animali apparissero sempre nervosi quando venivano avvicinati, spiegando così la ragione per cui si mostravano poco amichevoli: “Forse non venivano fatti sfogare nello sgambatoio, l’area per lasciarli correre era piccola“.

Il processo contro i proprietari e il veterinario

Il sequestro del canile è avvenuto nell’ottobre del 2012, dopo un’ispezione delle guardie zoofile di Ancona. Nel canile venivano anche portati i cani abbandonati che vagavano nei comuni della zona, per volere delle amministrazioni, non a conoscenza, forse, delle condizioni in cui gli animali sarebbero stati lasciati.

Ancona, canile dell'orrore

Il Tribunale di Ancona. Foto: Tribunale di Ancona

Oltre agli abusi, alle condizioni igienico sanitarie precarie e allo stato di denutrizione cui erano abbandonati i cani, gli inquirenti hanno ricostruito un episodio in cui i proprietari della struttura avrebbero simulato un’adozione per avere 500 euro, mentre il cane non si sarebbe in realtà mai mosso dal canile. Anche Legambiente si è costituita parte civile nel processo contro i titolari della struttura, due coniugi, e un veterinario dell’Asur che avrebbe dovuto vigilare sulle condizioni degli animali e sottoporli alle cure adeguate.

Tutti e 3 sono accusati di uccisione e abbandono di animale, inadempimento di contratto e tentata truffa. La prossima udienza si terrà il 21 maggio e verrà sentita la difesa.