Renato Bettini


Renato Bettini, un italiano in pensione è stato ritrovato morto domenica mattina all’età di 65 anni lungo le rive del fiume Sabaki nei pressi di Malindi in Kenya. L’uomo in questione proveniva da Milano e si trovava nel paese dei mille colori per trascorrere le vacanze poiché grande amante delle zone africane, come anche dell’Estremo Oriente e il Sudest asiatico.

La parola alla Farnesina

La notizia è stata diffusa ieri e confermata dalla Farnesina, il Ministero degli Affari Esteri italiano. Coinvolti nelle indagini ci sono la famiglia di Renato Bettini e l’ambasciata italiana di Nairobi, che stanno seguendo il caso con estrema attenzione pur di trovare una spiegazione che giustifichi lo spiacevole accaduto. Renato lascia la compagna Doris, insegnante di tedesco. Una persona allegra, socievole e di compagnia, riferisce un suo amico intimo: “Un tipo molto attivo, quando era a casa andava spesso a giocare a pallone con mio figlio al parco di Trenno, dove pure si allenava. Gli piaceva mantenersi in forma. E poi era un gran tifoso del Milan. In più, parlava il dialetto milanese. Mancherà a tutti” conclude l’amico Giorgio Andreolli.

[caption id="attachment_338117" align="aligncenter" width="854"]ippopotamo *immagine di repertorio[/caption]

Le prime rivelazioni choc

Stando alle prime supposizioni sarebbe stato aggredito da un ippopotamo mentre faceva jogging come suo solito lungo la riva del fiume. É stato ritrovato morto con addosso una tenuta sportiva. Sono state rinvenute sul torace dell’uomo delle profonde ferite compatibili con il morso di un mammifero apparentemente innocuo, ma particolarmente nocivo. L’animale in questione è l’ippopotamo.

[caption id="attachment_338123" align="aligncenter" width="854"]ippopotamo *immagine di repertorio. Foto/Scienze Naturali[/caption]

Non è il primo caso che si verifica in Kenya

C’erano già stati dei precedenti riguardanti l’attacco da parte degli ippopotami in Kenya. Solo l’anno scordo sono stati 30 i casi di morte dovuti agli ippopotami. In particolare i dati raccolti ne rilevano 6 nel mese di agosto nei pressi del lago Naivasha. Secondo uno studio sono gli animali più pericolosi in Africa nonostante si pensi sempre al leone e al coccodrillo. Come l’istinto animale vuole, non tollerano le intrusioni da parte di estranei nel loro territorio e per difendersi decidono attaccare fino ad uccidere. Un ippopotamo per dare un morso con l’intento di aggredire può raggiungere una velocità di ben 50 km all’ora.

*immagine in evidenza: Renato Bettini. Fonte/ Facebook Renato Bettini