Bambino in letto di ospedale


È la storia dell’ennesimo caso di malasanità quella che ci giunge dall’Inghilterra, dove un bimbo appena nato, Sebastian, è morto a soli 4 giorni dal parto per via delle presunte leggerezze del personale medico del Kingston Hospital di Londra. I fatti risalgono al 2017, quando Alison, la madre, dopo aver contratto un’infezione era stata lasciata in travaglio per 32 ore, nonostante le continue richieste per ottenere un parto cesareo. Il piccolo era venuto al mondo con gravi lesioni cerebrali e mantenuto in vita artificialmente con delle macchine. In marzo avrebbe festeggiato il suo secondo compleanno. I genitori, i signori Clark, ancora distrutti per l’accaduto, hanno recentemente rilasciato una lunga intervista al giornale inglese Daily Mail, dove hanno raccontato per intero come si svolse la loro triste vicenda.

[caption id="attachment_338307" align="aligncenter" width="854"]Bimbo con tubi *Immagine di repertorio[/caption]

Una morte evitabile

Alle 11 di sera del 6 marzo 2017 a Alison si ruppero le acque. Recatasi prontamente al Kingston Hospital assieme al marito, Justin, le fu praticata una procedura  di induzione del parto prima di essere rimandata a casa. Alle 7 di sera del giorno seguente, i coniugi Clark tornarono in ospedale, allarmati da alcune escrezioni ritrovate nel liquido vaginale e appartenenti al bambino. Preoccupati, avevano chiesto per ben 2 volte se fosse opportuno ricorrere al taglio cesareo, ma in entrambi i casi i medici ritennero che non fosse necessario, anche dopo che il ritmo cardiaco del piccolo aveva iniziato a oscillare. “Ogniqualvolta esprimevamo le nostre preoccupazioni, ci ripetevano che era tutto a posto. Ti fidi di loro. È gente che fa nascere molti bambini ogni settimana e nelle loro mani mi sentivo sicura”, racconta Alison. Intorno alle 22, però, la situazione cominciò a precipitare: erano trascorse quasi 24 ore dall’inizio del travaglio e la mamma aveva la febbre alta, mentre il battito del piccolo non accennava a stabilizzarsi. Soltanto alle 4 di notte, dopo che i medici avevano ignorato per l’ennesima volta la sua richiesta, le fu fatta un'epidurale e fu condotta in sala parto. Trascorsa un’altra ora, durante la quale Alison non smise di chiedere – invano – che le venisse praticato il cesareo, il ritmo cardiaco del bambino cominciò a diminuire e i medici procedettero a estrarlo d’urgenza dalla pancia della mamma con delle pinze chirurgiche. “C’era sangue ovunque e Sebby non si muoveva – ricorda Justin – Lo hanno subito trasportato altrove per cercare di rianimarlo”. Ma Sebastian, purtroppo, era venuto al mondo con irreparabili danni cerebrali. Appena nato, non respirò per 26 minuti e dovette essere collegato a tubi e macchine per tenerlo in vita.

[caption id="attachment_338306" align="aligncenter" width="854"]Macchinari ospedalieri Immagine di repertorio[/caption]

L’inchiesta in ambito medico

Per i 4 giorni successivi al parto, i genitori non si separarono mai dal loro piccolo “Sebby”, leggendogli storie e sussurrandogli all’orecchio quanto orgogliosi e innamorati essi fossero di lui. Ma alla fine, consapevoli che loro figlio avrebbe vissuto per sempre in stato incosciente attaccato a una macchina, col cuore rotto presero la decisione più difficile di tutte e scelsero di staccare la spina. A questo terribile dolore dovette però aggiungersi un’ulteriore scioccante scoperta: il rapporto medico rilasciato dall’ospedale, infatti, tradiva tutte le inadempienze di cui il personale sanitario si era reso responsabile durante l’intero iter del parto, ignorando a più riprese le pressanti richieste della signora Clark. Nella lettera che accompagnava il rapporto compariva inoltre una frase che suona ancora oggi come un’amara presa in giro: “Ci scusiamo per avervi deluso”. Il mese scorso è stata finalmente aperta un’inchiesta che ha accertato il fatto che Sebastian fosse morto per via del collasso multiplo degli organi e della carenza di ossigeno al cervello, il tutto dopo aver sviluppato una grave infezione – chiamata corioamnionite acuta – durante il lungo travaglio della madre. È risaputo, infatti, che un intervento di induzione del parto come quello praticato su Alison può far sviluppare batteri nel collo dell’utero e portare a infezioni. Il medico legale, il dottor Cummings, ha evidenziato “un riprovevole numero di errori individuali, sia per quanto concerne la valutazione delle informazioni a disposizione sia per quanto riguarda la loro comunicazione all’interno dello staff medico”. “Abbiamo avuto una totale mancanza di assistenza”, ha affermato Alison, mentre l’avvocato della famiglia Clark, il signor Tim Deeming, ha attaccato l’intero Sistema Sanitario Nazionale, l’NHS (National Health Service): “L’NHS deve garantire che ogni ospedale disponga di fondi sufficienti per fornire maggior supporto alle famiglie”, ha dichiarato.

[caption id="attachment_338309" align="aligncenter" width="854"]Flebo Immagine di repertorio[/caption]

La vita senza Sebastian

Otto mesi fa, Alison (che oggi ha 32 anni) ha dato alla luce due gemelli, Arthur e George, ma il ricordo del figlio primogenito, e la rabbia per averlo perso in quel modo, non la abbandonano: “Sono così arrabbiata con quelle persone all’ospedale che hanno tradito il mio Sebby. Come fanno a lavorare ancora? Le loro azioni hanno ucciso nostro figlio. Per quale motivo non sono in carcere?”. Alison prosegue il suo straziante grido di dolore: “Quando muore il tuo bambino, piangi una vita che avrebbe potuto essere, non una vita che è finita. Non hai quei ricordi dei momenti che hai condiviso a cui aggrapparti. Tutto quello che hai sono tanti ‘e se…’. Provavo disperatamente a trovare qualcuno che mi aiutasse a superarlo, ma non c’era nessuno”. Da allora, però, i genitori di Sebastian hanno deciso di istituire una speciale ricorrenza per commemorare il figlioletto scomparso quando aveva appena 4 giorni di vita. Nel giardino dei nonni, dove sono interrate le ceneri del piccolo, essi hanno piantato un albero di albicocche e ogni anno, il giorno del suo compleanno, tutta la famiglia vi si raduna per ricordarlo. Come spiega Justin, “abbiamo fatto una festa per lui con amici e famiglia e piantato le sue ceneri assieme a un albicocco nel giardino dei nonni. È un modo per lui di continuare a vivere: una parte di lui crescerà all’interno dell’albero e gli uccelli porteranno i semi in altri posti. È un bel pensiero”.