sala operatoria

L’Argentina è scossa oggi da un caso di gravidanza accaduto nella provincia del Tucumán che ha riacceso il dibattito sull’aborto e sull’obiezione di coscienza. Una bimba di 11 anni, rimasta incinta dopo essere stata stuprata dal compagno di sua nonna, chiede esplicitamente di abortire ma viene sottoposta ad un parto cesareo.

La normativa argentina sull’aborto

Il senato argentino lo scorso agosto respinse il progetto di legge sull’interruzione volontaria di gravidanza, che proponeva di renderla legale, sicura e gratuita entro la 14/ma settimana, scatenando proteste e scontri in tutto il Paese. Tuttavia, secondo la normativa attuale che si rifà al codice penale del 1921, l’aborto è autorizzato quando la gravidanza sia frutto di uno stupro o vi sia pericolo per la vita della madre.

Inoltre, nel 2012 si stabilì un protocollo per poter praticare questo tipo di interruzioni. La giovane vittima di violenza quindi aveva tutto il diritto di chiedere l’aborto, ma i medici dell’ospedale l’hanno di fatto, obbligata a partorire dopo aver valutato che la figlia avrebbe potuto sopravvivere. La piccola pesa 500 grammi ed è stata dichiarata fuori pericolo.

corteo in Argentina per la legalizzazione dell'aborto

Corteo in Argentina per la legalizzazione dell’aborto.

Fonte/ Globalist

I motivi della denuncia

Il giornale spagnolo 20 minutos.es riporta le pesanti accuse lanciate da Soledad Deza, esponente dall’associazione femminista Catolicas por el Derecho a Decidir y Mujeres X Mujeres, che ha denunciato pubblicamente il fatto. “La bambina– afferma – Oltre ad essere stata vittima di violenza e aver provato ad uccidersi due volte, correva rischi per la sua salute a portare avanti la gravidanza”. Inoltre, l’11enne aveva chiaramente detto: “Toglietemi quello che mi ha messo dentro quel vecchio. I medici avrebbero dovuto acconsentire alla richiesta e invece le hanno praticato un cesareo, alla 24esima settimana di gravidanza.

In questi casi, continua Soledad Deza, non dovrebbe esserci obiezione di coscienza, la parola della donna ha la priorità su tutto. Quando è in pericolo la vita di una donna non si deve richiedere nessun intervento del potere giuridico né ottenere il consenso di una equipe medica”.

donna incinta

*immagine di repertorio

Gli indagati della vicenda

Sono sotto accusa i medici dell’ospedale Eva Peròn, ma anche l’avvocato d’ufficio della bambina – assegnato dallo Stato alle persone in difficoltà economica – che non ha mai avanzato una richiesta ufficiale di aborto e non avrebbe, così, rispettato il diritto di difendersi dell’undicenne.

Tutte queste violazioni di diritti, conclude Deza, sono state appoggiate dalle autorità. Tucumán: “È l’unica provincia in Argentina che non si è ancora adeguata alle norme previste dalla legge nazionale 25673, secondo le quali il sistema sanitario dovrebbe fornire gratuitamente anticoncezionali”. La bambina dopo il parto è stata bene, assicurano i medici locali, anche se non c’è ancora un bollettino ufficiale sulle sue condizioni e su quelle della neonata. Mentre il suo stupratore rimane detenuto.