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Rocco Greco ora non può più parlare. Dopo anni di lotta e una denuncia ai boss mafiosi della Stidda e di Cosa nostra ora a raccontare la sua storia c’è suo figlio, Francesco Greco. Rocco Greco si è ucciso mercoledì mattina, sparandosi. Da tempo diceva alla moglie: “Denunciare i boss del pizzo mi è costato caro“, e ora il figlio spiega per lui tutto quello che è successo negli ultimi anni.

Greco denuncia il pizzo

La storia di Rocco Greco, 57 anni di Gela (Caltanissetta), comincia nel 2007, quando, con molto coraggio, decide di uscire dal giogo del pizzo e denuncia i mafiosi della zona. Con sé trascina anche altri 7 imprenditori della zona; grazie a lui 11 persone finiscono in manette.

Il processo finisce con una condanna a 134 anni, poi confermata in Cassazione, ma Greco finisce in una spirale inaspettata. Francesco racconta: “Era finito dentro una storia paradossale. I mafiosi che aveva fatto condannare lo avevano denunciato. Ma, poi, ovviamente, era arrivata l’assoluzione. Il giudice aveva ribadito che Rocco Greco era stato vittima della mafia, non socio in affari dei boss“, riporta Repubblica.

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Le accuse dei boss

Le accuse dei boss lasciano un segno. Greco viene completamente scagionato, ma per il Ministero dell’Interno esiste ancora un rischio.

Prima di denunciare, infatti, secondo lo Stato, lui dei contatti con la mafia li aveva avuti. Il figlio racconta quegli anni: “Era la primavera di Gela mio padre ne andava orgoglioso. Ma non era stato affatto semplice. All’epoca, però, si respirava un’aria nuova in questa parte di Sicilia, anche grazie all’allora sindaco Rosario Crocetta“. In difesa di Rocco c’è anche il suo avvocato, Alfredo Galasso: “Ma come si fa a dimenticare che aveva denunciato?“.

Gli appalti persi

Lo scorso ottobre, il Viminale impedisce l’iscrizione nella White list: Greco e la sua azienda non possono partecipare alle ricostruzioni post sisma in Centro Italia perché secondo lo Stato c’è il rischio di infiltrazioni mafiose.

Proprio lui che aveva denunciato: “Proprio con la denuncia aveva scelto di non essere più supino a quel sistema che vigeva a Gela“, racconta l’avvocato. Dopo ha perso altri appalti ancora, lavorare era diventato impossibile. Ha lottato, presentando ricorsi su ricorsi. Il figlio racconta che dopo un ultimo ricorso qualche giorno fa, qualcosa non andava: “La sera, papà era euforico. Mi sembrò strano. Diceva: che bella serata stiamo trascorrendo.

Non capivo“. Mercoledì mattina, Rocco Greco si è svegliato alle 5,30, è uscito di casa e si è sparato. È morto in ospedale, dopo che la famiglia e i suoi dipendenti erano andanti a cercarlo. Ora indagano i Carabinieri.

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Immagini di repertorio