In un momento storico come questo, la decisione del governo islandese sembra incredibile. Eppure è vero: l’Islanda ha dato il via libera all’uccisione di 2mila balene. I cetacei andranno incontro al loro destino per mano dei pescatori di balene, che avranno il permesso di abbattere alcune centinaia di esemplari ogni anno.

Una caccia programmata

Il programma messo a punto dal governo islandese per la caccia alle balene non è una novità. L’Islanda non ha, infatti, mai rispettato del tutto il divieto di caccia alle balene,  in vigore dagli anni ‘80. Secondo l’organizzazione Whale and Dolphin Conservation, per varie ragioni – dalla ricerca scientifica alla pesca commerciale – sono state uccise nel corso degli anni centinaia di balene.

Una mattanza che non accenna a fermarsi, grazie appunto al piano che, fino al 2023, lascerà che i balenieri uccidano poco meno di 450 esemplari ogni anno.

Un pericolo per tutte le specie

Tra le varie ed inevitabili polemiche sorte a riguardo, vi è anche quella sulle specie destinate alla caccia. Alcune di esse, come le balenottere comuni e le balenottere minori, sono a rischio di estinzione, come riporta Lifegate. Una scelta che mette in pericolo anche le specie non incluse nel programma di caccia, come le balenottere azzurre.

Il rischio è, infatti, che questi esemplari a gravissimo pericolo di estinzione vengano confusi con gli altri e uccisi.

Balene in pericolo: l'Islanda programma la caccia a 2mila esemplari

Le balene saranno destinate a ricerca ed esportazione

La caccia ad un numero così alto di esemplari sarebbe sostenibile a livello ambientale, secondo  Kristjan Thor Juliusson, ministro per la pesca islandese. Le balene che popolano i mari intorno all’Islanda, sarebbero infatti arrivate a superare i 37mila esemplari. Una scelta che, sebbene supportata da evidenze scientifiche, non prescinde da un ritorno economico.

Secondo quanto riportato dalla Whale and Dolphin Conservation, la maggior parte della carne di balena sarebbe infatti destinata all’esportazione in Giappone. Paese che ha appunto alleggerito i limiti nei confronti di questo tipo di importazioni. Le proteste degli animalisti continuano, ricordando anche come l’esportazione di carne di balena renda meno del turismo. Il Whale Watching è infatti una delle attrazioni di principali della nazione, con punte di 44mila turisti all’anno, secondo l’Associazione per il Turismo Islandese.

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