Cavallucci marini e oloturie: il traffico illegale che mette in pericolo i nostri mari

Oloturie e cavallucci marini ben confezionati ed etichettati, venduti a compratori cinesi per pochi centesimi e diretti in Oriente. Questo è quanto ha denunciato VeraLeaks che mostra le foto circolanti sull’app WeChat in cui si vedono gli esemplari pronti per partire alla volta dell’Oriente. Un traffico illegale che mette in pericolo l’ecosistema marino e che da Taranto arriva fino in Cina.

Cavallucci marini e oloturie: il traffico illegale

I cavallucci marini e le oloturie in questione vengono pescate nel Mediterraneo, precisamente nel mar Piccolo e nel mar Grande di Taranto. Poi, vengono vendute a compratori cinesi ben radicati nel tarantino a 80 centesimi al chilo.

Questo l’irrisorio prezzo dietro al quale si cela la tenuta dell’ecosistema dei nostri mari, già peraltro compromesso dall’inquinamento di plastica, microplastiche e metalli pesanti. Questo prezzo viene poi innalzato sensibilmente dal compratore stesso che pulisce oloturie e cavallucci marini per poi rivenderli a chi si occupa di spedirli in Cina al costo di 7 euro al chilogrammo.

Cavallucci marini e oloturie: il traffico illegale che mette in pericolo i nostri mari

Un’oloturia e due cavallucci marini

La speculazione dei bracconieri però non si ferma qui: è proprio il mittente di queste spedizioni a confezionare poi i cavallucci marini e le oloturie apponendo addirittura l’etichetta che riporta la loro provenienza, come se si trattasse di uno smercio legale, specificando la provenienza degli esemplari “Italia, Mediterraneo“.

Gli animali vengono commercializzati in Cina ad un costo che va dai 200 ai 600 dollari al chilo.

Un traffico illegale in grado di fruttare cospicui ricavi e che ha già attirato l’attenzione delle forze dell’ordine con sequestri eseguiti dalla Guardia di Finanza, dalla Guardia Costiera e dalla Polizia, indagini delle Procure competenti e denunce. Purtroppo, questo traffico illegale che costituisce reato non sembra però arrestarsi.

In Cina, sia i cavallucci marini che le oloturie sono molto pregiati: i primi vengono usati per preparare un liquore per il quale vengono lasciati a macerare nell’alcol, le altre vengono commercializzate per uso medico, alimentare e per la realizzazione di cosmetici.

I rischi per l’ecosistema marino

Nel mar Piccolo e nel mar Grande di Taranto i cavallucci marini sono (o forse sarebbe il caso di scrivere erano) tantissimi. Uno studio del 2014 di due scienziati italiani, Rossella Baldacconi e Francesco Tiralongo, intitolato A conspicuous population of the long-snouted seahorse, Hippocampus guttulatus (Actinopterygii: Syngnathiformes: Syngnathidae), in a highly polluted Mediterranean coastal lagoon, aveva attesato come la specie molto vulnerabile e in via d’estinzione in molti Paesi, a Taranto era invece prolifica, nonostante l’inquinamento delle acque in quella zona.

Cavallucci marini e oloturie: il traffico illegale che mette in pericolo i nostri mari

Le foto circolanti su WeChat e diffuse da VeraLeaks

La loro presenza vitale per l’ecosistema e per la sopravvivenza della specie Hippocampus Rafinesque (nome scientifico dei cavallucci marini) aveva poi spinto il Commissario per la bonifica di Taranto, Vera Corbelli, a risanare il Mar Piccolo per permettere ai pesci di poter vivere in acque più pulite.

Anche a tutela delle oloturie erano stati presi dei provvedimenti. Infatti, la pesca di oloturie è vietata come stabilisce una norma di legge varata a febbraio del 2018 dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. La presenza di oloturie nei nostri mari è fondamentale perché i molluschi, detti anche “cetrioli di mare”, svolgono una funzione ancora più specifica e vitale per l’ecosistema marino, cioè quella di depurare le acque con elevata carica batterica, quindi molto inquinate, come ha dimostrato uno studio del CNR commissionato proprio dal Ministero.

Un’ecosistema può essere facilmente alterato: è sufficiente che una sola specie venga meno per mettere a rischio l’equilibrio del tutto che si fonda proprio sulla convivenza e compresenza di organismi diversi nella stessa area, specie viventi e sostanze non viventi. L’importanza di queste specie per l’ecosistema marino è quindi attestata e, considerati i gravi rischi che già corrono per via dell’innalzamento delle temperature delle acque marine causate dal cambiamento climatico che provoca morìe di pesci, estinzioni di specie e la scomparsa delle barriere coralline, la pesca illegale di questi animali dovrebbe rappresentare un ecoreato.

Credits immagine in alto: VeraLeaks