Api

Sono 152 le persone indagate dalla Procura di Udine per il reato di inquinamento ambientale, in riferimento alle indagini sulla moria di api in Friuli Venezia Giulia. Il Tribunale di Udine ha anche provveduto al sequestro preventivo di 236 terreni agricoli, sui cui si sarebbero svolte le attività illecite. Secondo quanto riferisce Il Fatto Quotidiano, il reato sarebbe legato all’incauto utilizzo di una sostanza antiparassitaria durante la semina del mais, che avrebbe portato ad una drastica diminuzione del numero di api in tutte le zone limitrofe. Il piccolo insetto, sul quale la sostanza ha effetti altamente tossici, sarebbe passato dalle 60mila unità per arnia alle attuali 10-20mila unità.

La moria delle api vicino ai campi

Le indagini condotte dal pm Viviana Del Tedesco, con l’ausilio Istituto Zooprofilattico delle Venezie, hanno contribuito a ricostruire l’origine del fenomeno, partendo dall’osservazione delle zone più colpite. Gli apicoltori avevano segnalato 11 alveari, in cui la popolazione di api era scesa in maniera allarmante e apparentemente inspiegabile: procedendo su questa pista, gli inquirenti hanno preso in esame i terreni agricoli circostanti, nei quali gli insetti avevano potuto muoversi liberamente.

Si trattava di aree che presentavano un elemento comune, cioè quello di essere state coltivate a mais. La successiva analisi delle api morte, delle arnie e del miele, ha portato all’individuazione di una specifica sostanza, utilizzata dalle aziende agricole proprio durante il periodo di semina del cereale.

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Le indagini hanno messo in risalto una drastica riduzione del numero di api (immagine di repertorio)

Una sostanza tossica

La sostanza in questione non è illegale: è prodotta da una multinazionale del settore chimico e farmaceutico, la Bayer, che riporta controindicazioni e precauzioni da adottare durante l’utilizzo.

Sulla scheda delle avvertenze, in particolare, si legge: “Il prodotto è tossico per le api. Non seminare quando le api sono in attività. […] Per proteggere le api minimizzare la dispersione delle polveri”. Si tratta, quindi, di un prodotto con effetti nocivi ben conosciuti sugli insetti. Secondo queste ricostruzioni, gli agricoltori lo avrebbero utilizzato in maniera impropria, senza conoscerne gli effetti o non curandosene. Come aveva precisato lo scorso febbraio il procuratore capo di Udine, Antonio De Nicolo, in un’intervista a Il Friuli: “Se ci sono precise prescrizioni da seguire e l’agricoltore non le rispetta compie un reato.

Poi si discuterà se ci sia dolo, dolo eventuale o semplice colpa”.

Agricoltori, mais
Sotto accusa le sostanze usate dagli agricoltori (immagine di repertorio)