ragazzi giocano a calcio

Leonardo Speroni, sin dalla nascita soffre di una rarissima patologia genetica, solo altri 19 casi come lui in tutto il mondo. Si tratta di un deficit mitocondriale della catena respiratoria che, da quando Leo aveva 2 anni e mezzo, è iniziato a peggiorare e lo ha costretto su una sedia a rotelle. Da allora, assieme a ricercatori e medici dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, ha iniziato la sua dura battaglia: terapia motoria continua e l’uso di una cura sperimentale che il piccolo ancora sta seguendo. Questa cura arriva dagli Stati Uniti ed è costituita da farmaci a base di sali.

Leo, la passione per il calcio e il sogno che si realizza

Leo, che oggi ha 15 anni e frequenta il primo anno all’istituto commerciale Fossombroni, ha una passione, il Grosseto Calcio, che condivide sin da piccolo con i suoi genitori.

Babbo Stefano e mamma Roberta lo hanno sempre portato allo stadio, anche in sedia a rotelle, e non si è mai perso una partita, raccontano i genitori a Il Tirreno. Dopo anni di sforzi, la tenacia di Leonardo è stata premiata sabato pomeriggio dalla vittoria del Grosseto contro Braccagni del campionato provinciale dei Giovanissimi. Il ragazzo, dopo anni di sforzi e cure, ha potuto lasciare a casa la sedia a rotelle riuscendo ad entrare in campo sulle sue gambe proprio come sognava da sempre, giocando lui quella partita che da anni si era abituato a guardare e basta dagli spalti.

Per l’occasione Leo ha indossato la fascia da capitano e non ha abbandonato il campo dal primo momento all’ultimo, correndo in campo fino al fischio del 90esimo minuto. La partita è finita 13-0 per i grifoncini e i tifosi hanno voluto dedicare i loro cori al coraggioso 14enne. A salutare il ragazzo, poi, i fumogeni lanciati a bordo del Nilo Palazzoli, il campo usato per gli allenamenti del Grosseto Calcio.

“Ha sempre respirato questa passione – racconta Stefano – E ora sono davvero felice che abbia potuto esaudire uno dei suoi sogni. Per me però questo è soltanto il punto di partenza”.

gioco calcio
*immagine di repertorio

Il percorso di cura e l’aiuto prezioso dei suoi sostenitori

Nel suo duro percorso, la famiglia di Leo ha incontrato l’Ammec, l’Associazione malattie metaboliche congenite, che oltre a sostenere le famiglie, stimola la ricerca scientifica e la prevenzione, la formazione e la specializzazione dei medici e il potenziamento delle strutture specialistiche esistenti. È stato grazie all’Ammec che il piccolo ha potuto iniziare a seguire la cura sperimentale che sembra dare ottimi frutti.

“L’importanza della ricerca è tale – spiega il padre Stefano – grazie ai soldi dei grossetani che abbiamo raccolto negli anni. Una ricercatrice italiana ha potuto studiare negli Stati Uniti e mio figlio è l’unico bambino nel mondo che sta seguendo questa cura sperimentale, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti”.

equipe medica
*immagine di repertorio

Leo non si è mai scoraggiato, racconta, e con il suo atteggiamento non ha mai nemmeno permesso che a farlo fossero i suoi familiari o amici. Il suo cuore ha sempre battuto per la sua squadra.

Poi, conclude ringraziando i tifosi che hanno sempre creato iniziative per dare una mano alla famiglia: “Hanno sempre fatto tutti i miei amici – dice – i ragazzi della curva. Io ho sempre e solo messo la mia faccia rispetto alla destinazione dei soldi che avevamo raccolto”. E i soldi sono finiti nelle mani giuste, quelle di un’associazione, nata al Mayer, che ha permesso a Leo di esaudire il sogno di giocare con i suoi compagni.