Baden Bond.

Un caso delicato, quello affrontato dalla Corte Suprema di Brisbane, avente come protagonisti Shane Arthur Simpson e Dina Colleen Bond, genitori tossicodipendenti alle prese con un figlio “troppo difficile” che, già prima dell’abbandono, li aveva messi in difficoltà con le autorità.

È infatti a partire dalle analisi delle urine del bambino dopo la nascita, risultate positive alla metanfetamina, che è scattato l’allontanamento suo e dei fratelli dalla coppia nel 2005. Un anno dopo, i bambini sono stati restituiti ai genitori, ma la famiglia è stata messa sotto controllo da parte delle autorità competenti.

Tutta colpa di Baden

È così iniziato il calvario del piccolo Baden Bond, considerato dai genitori colpevole di aver attirato l’attenzione delle autorità e di aver causato la perdita momentanea dei suoi fratelli maggiori. Per lui quindi la condanna ad una stanza chiusa a chiave, che puzzava di urine e di feci, poi l’atto estremo dell’abbandono.

Baden Bond, foto di bebè.

Baden Bond, il bambino abbandonato. Fonte: Queensland Police Service

Che fine ha fatto?

L’ultima volta che il bambino è stato visto era il 27 marzo 2007, in occasione di una visita di controllo da parte del Dipartimento della Sicurezza infantile.

L’abbandono risale invece, secondo quanto confessato dal padre e ricostruito dalla polizia, al maggio 2007.

Ad agosto dello stesso anno, la famiglia si è trasferita in New South Wales, tagliando i ponti con amici e parenti, e la catena di bugie ha avuto inizio: a chiunque, compresi i loro stessi figli, la coppia rispondeva che Baden era ospite della zia, dei nonni, o in affidamento.

Solo dal settembre 2015, quando i servizi sociali del New South Wales hanno contattato Simpson e Bond per avere notizie del figlio, si è iniziato ad indagare sul caso.

Famiglia di Baden Bond

La famiglia di Baden Bond

Il padre confessa, ma l’intenzione non era quella di uccidere

Nel 2016, quando Bond ha confessato alla polizia di aver abbandonato il figlio Baden in un parco, sulla banchina del fiume Logan, a sud di Brisbane (Australia), ha posto subito l’accento sullo stato di confusione in cui versava al tempo.

La mente annebbiata dalla droga, quella di lasciare il figlio in un parco gli era parsa la soluzione al “problema” che lui e la compagna tentavano di risolvere da ventidue mesi. L’intenzione, sostiene Simpson, non era quella di uccidere Baden, ma di farlo trovare da qualcuno che se ne facesse carico.

Nel 2017 è emerso che non si avevano più notizie del bambino da un decennio: nessuna iscrizione a scuola, nessuna registrazione presso centri medici.

Entrambi i genitori si dichiarano colpevoli

L’ultimo sviluppo della vicenda vede l’ammissione di responsabilità per l’omicidio colposo di Baden da parte del padre, e il riconoscimento da parte della madre di aver coperto il compagno per anni, non essendo lei presente al momento dell’abbandono.

Per l’individuazione della pena, occorrerà ancora del tempo, ma la ricostruzione dei fatti pare ora completa.