Carla Caiazzo: nulla da festeggiare l'8 marzo

Per Carla Caiazzo non c’è niente da festeggiare, oggi. È sopravvissuta al tentativo di ucciderla dell’ex compagno Paolo Pietropaolo che le ha dato fuoco ustionandola gravemente e sfigurandola mentre lei era incinta, il primo febbraio 2016, a Pozzuoli. Ora, lui si trova in carcere dove sta scontando una pena di 18 anni di reclusione stabiliti in appello per tentato omicidio, procurato aborto e stalking. Carla Caiazzo oggi sorride: è riuscita a recuperare il suo bell’aspetto dopo più di 40 operazioni chirurgiche, vive con sua figlia, viva – anche lei – per miracolo, e ha ricominciato ad amare grazie al suo compagno, Vincenzo.

Ma, a suo parere, sono ancora tanti i passi da fare affinché le donne riescano a essere veramente e profondamente libere.

L’8 marzo

Durante un’intervista rilasciata a Il Messaggero, Carla Caiazzo ha così risposto alla domanda se avesse intenzione di festeggiare la Giornata internazionale delle donne: “No, non c’è affatto da festeggiare. Gli uomini sbagliati sono dei finti emancipati, mostrano grande debolezza attaccando le donne fino a provare a distruggerle. Dico soprattutto alle ragazze di oggi: non curate solo il vostro aspetto esteriore, si arriva ovunque soprattutto mostrando di avere cervello“.

Carla Caiazzo parla alle donne e all'8 marzo

Carla Caiazzo, prima dell’aggressione

La sua è una risposta che mette insieme due riflessioni importanti in questa giornata, soprattutto in virtù di tutti i femminicidi che vediamo accadere nel nostro Paese: da un lato, la necessità di avere maggiore coraggio e consapevolezza quando una relazione diventa malata, quando si subisce violenza fisica e/o psicologica da un partner; dall’altro la necessità di valorizzare le proprie capacità di discernimento, mezzo per riuscire a imporsi in un mondo come quello in cui viviamo.

Dette da lei, scampata a un femminicidio, queste parole assumono un peso diverso.

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Innanzitutto, perché lei stessa ha capito di aver sbagliato a credere che il suo ex compagno potesse cambiare, nonostante le facesse ripetutamente del male. Dopo tutto quello che ha subìto da quel primo febbraio del 2016 in cui ha rischiato di morire insieme alla bambina che portava in grembo, Carla Caiazzo ha voltato pagina ma non ha mai perdonato il suo ex compagno: “Mica ho perdonato il mostro… No di certo.

Ma non sono più arrabbiata. Il mio era un amore malato, ma ho capito che pure io avevo problemi. Ecco perché affermo che bisogna allontanare quelli che ti infliggono botte, maltrattamenti, comportamenti di possessione. Troppo spesso le donne restano accanto agli uomini che fanno violenza, sperano che cambino. Invece le persone non cambiano“.

“Sono un miracolo che cammina”

Ma Carla Caiazzo non rappresenta solo una vittima ma anche un esempio di coraggio. Lei ha fondato un’associazione che difende e dà supporto a tutte le donne vittime di maltrattamenti. L’associazione si chiama Io rido ancora, una risposta alle parole che il suo ex compagno le disse mentre tentava di ucciderla “Voglio vedere se ridi ancora…“.

Carla Caiazzo parla alle donne e all'8 marzo

Carla Caiazzo. Foto: Facebook Io rido ancora

Dopo aver subìto 40 interventi per accettare il suo aspetto, compromesso dalle ustioni provocate dall’aggressione del suo ex, Carla dice: “Sono sempre stata chiusa in casa fino a quando non mi sono vista nello specchio con un aspetto accettabile. Chiedevo spesso a Dio: perché mi hai fatto vivere?“. Ma il peggio è passato e ormai i segni di quell’orribile aggressione stanno per svanire, resta solo: “Qualche operazione per cancellare le ultime cicatrici, ma sto migliorando psicologicamente“. Nel suo percorso di riabilitazione, i medici hanno svolto un ruolo fondamentale perché, come ha detto lei stessa, “mi hanno restituito la voglia di vivere e di mostrarmi alla gente“.

Nella strada verso la rinascita sua figlia Giulia Pia è stata essenziale: “Sono un miracolo che cammina. Ero morta, bruciata viva dal mio ex: invece oggi, tre anni dopo l’agguato di quel 1° febbraio 2016 in una strada di Pozzuoli, guardo la mia bambina e ringrazio Dio che non mi ha voluto lassù“.