Palermo, le restano solo 5 mesi di vita: i figli lanciano una raccolta fondi per salvarla

Giovanna è una donna di Palermo affetta da un grave cancro in metastasi al fegato: i suoi figli Luca e Alessandro hanno lanciato un appello e una raccolta fondi sulla piattaforma Gofundme per salvarla. In Italia, l’aspettativa di vita di Giovanna non va oltre ai 5 mesi, mentre in Texas potrebbero darle una seconda possibilità con delle cure avanzate. Purtroppo, il costo di queste terapie è così esoso che i suoi figli non hanno avuto altra alternativa se non quella di lanciare una raccolta fondi, con la speranza di raccogliere i soldi sufficienti a salvarle la vita.

Il calvario di Giovanna

Il calvario di Giovanna è iniziato 12 anni fa, come ha raccontato suo figlio Luca su Gofundme. Tutto partì con la diagnosi di un tumore del glomo carotideo, una massa tumorale situata dove la carotide si biforca in interna ed esterna. Per guarire da questo cancro, Giovanna fu sottoposta all’ospedale Niguarda di Milano ad un’operazione molto rischiosa che avrebbe potuto causarle la morte o danni cerebrali irreparabili. Tuttavia, Giovanna superò l’intervento, che si rivelò un successo, non riportando alcun danno. Negli anni a seguire, purtroppo, a Giovanna sono state diagnosticate altre masse tumorali, tutte asportate attraverso interventi chirurgici.

Le restano 5 mesi di vita: i figli lanciano una raccolta fondi per salvarla

L’ospedale Niguarda di Milano dall’alto. Foto: ANSA

Questa lotta contro il cancro non era però destinata a concludersi facilmente. Infatti, dopo un breve periodo di serenità, purtroppo, Luca e Alessandro hanno iniziato a notare che la loro mamma non stava bene: era dimagrita, non aveva appetito ed era molto sciupata. Dopo essersi sottoposta ad alcune analisi le venne diagnosticato un tumore al fegato già in metastasi e un tumore al colon. I figli la portano così all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, dove a causa di un’occlusione intestinale molto grave i medici si vedono costretti ad operarla d’urgenza.

Viva per miracolo, secondo i dottori avrebbe potuto non sopravvivere alla notte, Giovanna è stata sottoposta a diversi cicli di chemioterapia per guarire dal cancro al colon. Purtroppo, per il tumore al fegato l’unica soluzione è sembrata quella di un intervento sperimentale finalizzato ad asportare le metastasi e a consentire alla parte sana dell’organo di ricrescere. Così, Giovanna viene di nuovo operata. L’intervento sembra essere riuscito e, dopo una degenza di un mese, Alessandro e Luca sono contenti: sua mamma può tornare finalmente a casa.

Ma, purtroppo, la gioia dura poco. Si scopre infatti che Giovanna non solo ha delle macchie sospette al polmone ma anche, cosa molto più grave, che le metastasi al fegato sono ricresciute e si trovano in prossimità della vena porta, per cui non possono essere operate.

Le restano 5 mesi di vita: i figli lanciano una raccolta fondi per salvarla

L’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. Foto: ANSA

La raccolta fondi

I medici hanno così comunicato a Luca e Alessandro la notizia terribile: la loro madre ha un’aspettativa di vita di 5 mesi, l’unico centro in cui potrebbero curarla e farla guarire si trova in Texas, negli Stati Uniti, il Centro oncologico di Salem.

Lì potrebbero sottoporla a una terapia efficace che però ha un costo elevatissimo: 4 mesi di terapia possono arrivare a costare 500mila euro. Per questo motivo, Luca e Alessandro, hanno deciso di tentare tutte le strade cercando anche in Unione europea possibili alternative, ricerca che tuttavia finora si è rivelata vana. Per questo motivo, prima che questi 5 mesi trascorrano, i figli di Giovanna hanno lanciato una raccolta fondi, in cui l’obiettivo è quello di raggiungere 100mila euro, sufficienti a portare la loro mamma in Texas e sottoporla alle prime visite e terapie.

Il sogno dei suoi figli è che Giovanna sopravviva e possa godersi la vecchiaia, dopo una vita passata a lavorare. I suoi figli hanno scritto: “Temiamo per il tempo che scorre, ogni giorno potrebbe essere troppo tardi, vi chiediamo di condividere in più possibile questa raccolta fondi, dal nostro invece cercheremo delle alternative nell’Unione Europea, cosi da poter recuperare tempo e spendere il meno possibile!“.