Corte di cassazione a Roma

Roma, una diatriba famigliare iniziata circa 20 anni fa e che ora vede scritto il punto finale. Una coppia di figli ha deciso, per motivi economici, di sfrattare il padre dall’appartamento nel quale viveva. L’ultima parola, espressa da una sentenza del Tribunale della VII Sezione civile di Roma, ha però stravolto le aspettative dei due figli.

Una disputa famigliare

Come si legge La Repubblica, un noto insegnante dell’Università La Sapienza a Roma si è trovato al centro di una disputa legale molto particolare, per capirla però bisogna fare un passo indietro a circa 20 anni fa. I due figli dell’uomo hanno ottenuto sia dal padre sia da lasciti di nonni e zii la proprietà di un immobile di grande valore.

Il padre, ai tempi, aveva deciso di dividere lo spazio in tre appartamenti, uno per sé e uno per ciascuno dei figli; il tutto a sue spese. Passano gli anni e con il sopraggiungere, della crisi economica del 2008, per uno dei due figli la situazione si fa difficile. Da qui l’idea dello sfratto del padre.

La vicenda è finita di fronte al giudice della corte del Tribunale di Roma. Immagine di repertorio
La vicenda è finita di fronte al giudice della corte del Tribunale di Roma.
Immagine di repertorio

La decisione dello sfratto

Uno dei due figli ha infatti pensato a come sfruttare l’appartamento in questione, quello del padre, dato il suo alto valore.

Così entrambi i fratelli chiedono all’uomo di sottoscrivere un regolare contratto di affitto e, da quel momento, versare una quota mensile. L’uomo rifiuta e a quel punto i due, che sono ufficialmente i proprietari dell’intero immobile, decidono di sfrattarlo per riprendersi l’appartamento. Decisione che, però, non sarà mai applicata: il Tribunale civile di Roma si è infatti espresso in favore del padre.

Il giudice si è espresso a favore del padre. Immagine di repertorio
Il giudice si è espresso a favore del padre. Immagine di repertorio

La sentenza è stata spiegata con l’atteggiamento dell’uomo che, a detta del giudice, si è comportato “come se fosse un vero e proprio proprietario“.

Per il giudice i documenti presentati dalla parte sono più che sufficienti come prova e fanno sì che l’uomo ne diventi ora proprietario per usucapione. Ovvero l’acquisizione di una proprietà basata sul perdurare nel tempo di un possesso su un bene. Una sentenza prima nel suo genere perché in casi come questi non si è mai riconosciuta la proprietà per usucapione.