Strage di Bologna: un altro indagato dei servizi segreti

Le indagini per scoprire la verità sulla strage di Bologna assomigliano a un vaso di Pandora. Sono trascorsi ormai quasi 40 anni, eppure continuano a emergere risvolti inquietanti. Quello che ai tempi dell’attentato terroristico era il responsabile del Sisde a Padova (il Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica, il “servizio segreto civile”), Quintino Spella, oggi 90enne, risulta indagato per aver depistato le indagini seguite allo scoppio della bomba nella stazione di Bologna che provocò 85 morti e più di 200 feriti, il 2 agosto del 1980. Un altro elemento che conferma ulteriormente che quell’attentato fu a tutti gli effetti una strage di stato.

Le mani dei servizi segreti sulla strage

Oggi, Quintino Spella avrebbe dovuto testimoniare nel processo in Corte d’Assise di Bologna contro Gilberto Cavallini accusato di concorso in strage, ma non si è presentato in aula. Il suo legale Luisa Granata ha presentato un certificato medico per giustificare la sua assenza e ha precisato che il 90enne si trova indagato per depistaggio. Così, è emersa la notizia che un altro esponente dei servizi segreti è indagato nella strage di Bologna. In particolare, in una delle udienze precedenti a quella di oggi, il magistrato Giovanni Tamburino ha testimoniato raccontando che nel 1980, poco tempo prima della strage, aveva raccolto le dichiarazioni del terrorista nero Luigi Vettore Presilio, camerata proprio di Gilberto Cavallini, che preannunciavano la strage di Bologna.

Il magistrato Giovanni Tamburino ha detto in aula di aver riferito le dichiarazioni di Luigi Vettore Presilio a Quintino Spella, a quel tempo, come già specificato, capocentro a Padova del Sisde, i servizi segreti statali. Riferendosi alla strage di Bologna, Presilio disse che stava per aver luogo in Italia un attentato terroristico “di cui avrebbero parlato i giornali di tutto il mondo. Quintino Spella depositario di questa informazione ora si trova indagato per depistaggio nelle indagini che tentarono di far luce sull’accaduto all’indomani della strage di Bologna.

Il processo a Gilberto Cavallini sta quindi facendo emergere ulteriori responsabilità dei servizi segreti italiani, conniventi con i terroristi neofascisti. Dopo le responsabilità comprovate del Sismi (Servizio per le informazioni e la sicurezza militare), che ha depistato le indagini dopo la strage per proteggere i 3 terroristi, ci sarebbero dunque anche tante responsabilità del Sisde. Del Sismi furono condannati il generale Pietro Musumeci, il faccendiere dei servizi Francesco Pazienza e il colonnello Giuseppe Belmonte.

Strage di Bologna: un altro indagato dei servizi segreti
Una foto della stazione di Bologna distrutta dopo l’esplosione della bomba

Gilberto Cavallini

Il quarto indagato per la strage di Bologna, Gilberto Cavallini, era un allievo del gruppo neofascista Ordine Nuovo e membro dei Nar, i Nuclei Armati Rivoluzionari, un’organizzazione terroristica neofascista implicata in tutte le “stragi di Stato“, ed è ritenuto il quarto responsabile della strage di Bologna. In particolare, è accusato di aver fatto usare la sua casa come rifugio e covo degli altri 3 condannati dei Nar per la strage di Bologna. Gli altri 3 sono: Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini. I primi due erano compagni e sono stati condannati per aver portato nella stazione l’ordigno che causò la tragedia. Francesco Ciavardini all’epoca 17enne accusò più volte i servizi segreti, sostenendo di essere stato incastrato. In realtà, come appurarono poi le indagini, fu proprio il Sismi a certificare che i servizi segreti non solo coprirono i 3 terroristi neofascisti ma depistarono anche le indagini affinché non venissero scoperte le loro responsabilità. Cavallini fornì ai 3 terroristi le auto con cui si recarono a Bologna e a Giusva Fioravanti anche una patente falsa. Ma il coinvolgimento di Cavallini non si limita a questo tipo di connivenza. Infatti, nel suo covo, venne trovata una banconota da mille lire spezzata che poi venne ricollegata all’organizzazione Gladio. La banconota era usata come “parola d’ordine” per prelevare armi dai depositi di stato cui Gladio, organizzazione dei servizi segreti ufficialmente destinata ad avere funzione antisovietica, aveva libero accesso. Il processo contro Cavallini continuerà quindi a rivelare connivenze e implicazioni tra servizi segreti e terrorismo nero. Gladio è l’organizzazione chiave che congiunge i servizi segreti con la loggia massonica P2 e con i gruppi terroristici di estrema destra, tutti implicati nei depistaggi seguiti alla strage di Bologna e nelle altre stragi di stato, come hanno dimostrato e purtroppo continuano a mostrare le indagini.

Strage di Bologna: un altro indagato dei servizi segreti
Il Presidente Pertini sul luogo della strage