Omicidio Scoppelliti: 17 nuovi indagati tra boss e affiliati

Una svolta nell’indagine a 28 anni dall’efferato omicidio del giudice Antonino Scoppelliti, Il sostituto procuratore generale della corte di cassazione ucciso il 9 agosto 1991.

17 persone sono state inserite nel registro degli indagati, tra questi si contano boss e affiliati sia a Cosa Nostrs sia alla ‘Ndrangheta.

Omicidio Scoppelliti: 17 indagati

L’ipotesi, sulla quale indaga la Direzione Distrettuale Antimafia è quella di un’alleanza tra mafia e n’drangheta con l’intento di uccidere il giudice. La svolta nelle indagini è arrivata grazie alla testimonianza del pentito Maurizio Avola, catanese, insieme a quelle del collaboratore di giustizia nel processo ’ndrangheta stagista, Francesco Onorato.

Il boss Matteo Messina Denaro in un fotogramma che ricostruisce l’aspetto ipotetico oggi. Credits: ANSA

Secondo quest’ultimo, l’omicidio di Scoppelliti è stato deciso dalle cosche della ‘ndrangheta per fare “un favore” al boss dei boss Totò Riina all’epoca sotto processo per Cosa Nostra. Tra le persone indagate, tra i quali figura anche il nome di spicco di Matteo Messina Denaro, rinominato U Siccu, spuntano i nomi di: Marcello D’Agata, Aldo Ercolano, Eugenio Galea, Vincenzo Salvatore Santapaola, Francesco Romeo e Maurizio Avola, tutti siciliani.

Giuseppe Piromalli, Giovanni e Pasquale Tegano, Antonino Pesce, Giorgio De Stefano, Vincenzo Zito, Pasuqale e Vincenzo Bertuca, Santo Araniti e Gino Molinetti, calabresi.

L’omicidio Scoppelliti

Antonino Scappelliti raccolse l’eredità giuridica di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Al momento dell’omicidio stava preparando il rigetto dei ricorsi per Cassazione perpetuati dai difensori dei boss condannati durante il processo Cosa Nostra. Il commando lo uccise mentre si trovava in vacanza in Calabria, località Villa San Giovanni.

Il ritrovamento dell’auto di Scoppelliti. Credits: Ansa

Il commando, composto da un mix di uomini siciliani e calabresi, aveva atteso il giudice, mentre rientrava dal mare, sparandogli con fucili a pallettoni di calibro 12.

Scappellitti morì sul colpo a causa di due proiettili che lo colpirono alla testa, mentre l’auto da lui guidata finì in un terrapieno. Il suo omicidio, secondo la DDA, sarebbe stato deciso durante un incontro segreto svoltosi quattro mesi prima a Trapani. In cambio del “favore”, Cosa Nostra aveva ricambiato con l’omicidio del boss ’ndranghetista Paolo De Stefano, mettendo fine a quella che è stata definita la seconda guerra di ’Ndrangheta.