rinoceronti

Nel parco naturale di Kaziranga, spesso i bracconieri non hanno scampo, ma a quale prezzo per le popolazioni locali? Kaziranga, nello stato dell’Assam, in India, un secolo fa contava solo qualche esemplare di rinoceronte indiano, oggi se ne annoverano più di 2400, pari ai due terzi della popolazione mondiale. A cosa si deve un tale aumento? L’incremento è prevalentemente dovuto all’uso di armi da fuoco da parte dei guardaparco, cui è consentito sparare su chiunque sia sospettato di bracconaggio. Sulla base di un’inchiesta della BBC, Survival International ha chiesto alle Nazioni Unite di esprimersi in merito e condannare tale politica.

Il parco in cui si “spara a vista”

Secondo l’inchiesta della BBC, la conservazione di questa specie ha un caro prezzo umano per i popoli indigeni che vivono nella zona. Ai guardaparco, infatti, è consentito di sparare a vista a chiunque si addentri senza permesso all’interno del parco e di farlo senza che vi siano conseguenze legali. Grazie a tale concessione, tra il 2014 e il 2015 sono stati uccisi 50 bracconieri, ma ad esserne vittima è stata anche la popolazione civile. Secondo Survival International si tratta di “esecuzioni extragiudiziali” aventi tragiche conseguenze sulla popolazione tribale locale.

Il video inchiesta della BBC mostra il caso di un bambino di 7 anni, Akash Orang, il quale, sorpreso all’interno del perimetro, è stato colpito ad una gamba dalla vigilanza armata del parco protetto e, dopo l’incidente, non ha più recuperato l’uso completo dell’arto.

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Immagine di repertorio

La battaglia di Survival International

Survival International, grazie alla documentazione realizzata dalla BBC, sta portando avanti una campagna mondiale affinché le efferate vicende che si consumano nel parco giungano all’attenzione dell’opinione pubblica.

Survival International ha chiesto al Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali di condannare la politica dello sparare a vista ai fini della conservazione. In una lettera all’esperto ONU, Survival scrive che “la politica dello sparare a vista ha un impatto diretto sui popoli indigeni che vivono all’interno o in prossimità delle aree protette, in particolare quando i guardaparco non fanno alcuna distinzione tra cacciatori di sussistenza e bracconieri commerciali“. Dopo la messa in onda del documentario suddetto, il Ministero dell’Ambiente indiano ha reagito negando le accuse e proibendo per 5 anni a tutte le truppe dell’emittente britannica di accedere al parco.

Tuttavia, a contestare quanto riportato dall’inchiesta non è stato soltanto il governo indiano, ma anche due accademici indiani, Trishant Simlai e Raza Kazmi.

Lo studio dei due accademici indiani mostra le criticità del modello Kaziranga

Impegnati nello studio dei modelli di conservazione delle specie protette in India, per i due studiosi la ricostruzione della BBC appare superficiale e parziale, poiché non mette in luce le complesse relazioni tra autorità locali, bracconieri, tribali e forze armate separatiste dell’Assam.

Una ricerca, quella dei due studiosi, svolta dal punto di vista socio-antropologico e pubblicata su The Wire, in cui si mostrano i dati inerenti alle forniture di armi di bracconieri e guardaparco e in cui si tenta un bilancio di costi e benefici di una tale politica. “Chiaramente, non tutto va bene nel modello di Kaziranga“, scrivono i due studiosi, “deve essere rivisto, mentre le questioni in sospeso con le comunità locali hanno bisogno di un impegno attraverso consultazioni diffuse“. Aggiungono, inoltre, che è “tempo che le organizzazioni per la conservazione e gli ambientalisti smettano di riferirsi alle accuse di eccessi del dipartimento come ‘sfortunati ma accettabili’, ‘danni collaterali’ o che respingono tutti i casi come incidenti.

Fare ciò legittima l’uso della forza illegale sulle persone emarginate, che sopportano i maggiori costi di conservazione. Tale discorso mostra un atteggiamento di indifferenza nei confronti delle popolazioni locali, aggiungendo benzina al fuoco e fornendo più munizioni ai gruppi anti-conservazione“. Un approfondimento interessante, quello pubblicato su The Wire, che mostra quanto l’esperienza nel parco di Kaziranga sia più complessa e articolata rispetto a quanto emerge dal documentario della BBC e dagli articoli correlati dei media internazionali.

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