panoramica dietro delle grate sul campo di concentramento di aushwitz

“Comportarsi in modo rispettoso, anche quando si scattano fotografie”: questa la richiesta avanzata dai dirigenti del Museo di Auschwitz ai visitatori del sito storico in Polonia. A provocarla, il comportamento sfrontato di troppi turisti, più interessati alla ricerca dell’inquadratura giusta per un selfie che alla storia del luogo.

Basta ai selfie e agli equilibrismi sui binari

Il 20 marzo 2019, sull’account Twitter del Museo è stata così comunicata la decisione di bandire i selfie all’interno del campo di concentramento: "Quando venite al Museo di Auschwitz ricordate che siete nel luogo in cui oltre un milione di persone furono uccise”. A volte occorre essere severi per far ritrovare il senso della misura alle persone. A corredare il tweet, alcuni scatti di visitatori impegnati in virtuosi equilibrismi sui tristemente famosi binari aventi proprio come capolinea Auschwitz. La linea di acciaio che nemmeno 80 anni fa condusse alla morte i passeggeri dei “treni dell’Olocausto”, oggi pare avere un’ottima performance sui social network. Ma come avvertono i dirigenti “ci sono posti migliori per imparare come camminare su una trave del luogo che simboleggia la deportazione di centinaia di migliaia di vite verso la loro morte”.


Le fotografie ammesse ad Auschwitz

Gli appassionati di fotografia non devono preoccuparsi, essa “non sarà proibita al Museo”. Per capire come raccontare con uno scatto la propria visita, si invitano i turisti a trarre ispirazione dal profilo Instagram del memoriale polacco. Qui vengono regolarmente postate immagini in grado di “commemorare le vittime e insegnare la difficile e toccante storia di Auschwitz”. Le fotografie sono pur sempre un potente mezzo di sensibilizzazione: chiara è però la differenza tra uno scatto ritraente il campo di concentramento e un autoscatto di due volti sorridenti, con i cancelli del sito come sfondo.


I precedenti: selfie di cattivo gusto

Luogo di memoria o parco divertimenti? Il discutibile comportamento dei turisti fa sorgere la lecita domanda. Pochi mesi fa, una foto di tre ragazze in gita scolastica al sito simbolo dell’olocausto scatenò grandi polemiche: le tre, evidentemente poco avvezze allo studio della storia, si erano fatte ritrarre davanti ai cancelli di Auschwitz esibendosi nel saluto romano. La lotta per i likes sui social è spietata, e a volte il narcisismo porta alcuni utenti ad autoritrarsi senza il minimo rispetto dei luoghi in cui si trovano o, addirittura, in situazioni pericolose o violente.


La comunità di Twitter approva la decisione

L’appello dei dirigenti del Museo di Auschwitz è stato accolto con favore dalla comunità di Twitter. In pochi giorni, oltre 88 mila persone hanno messo il loro “like” al tweet ed espresso grande supporto. Il concetto di immagini “rispettose” è condiviso dagli utenti, che d’altro canto difendono il loro diritto di scattare fotografie come testimonianza. Vi sono però anche visioni più radicali: “Come può qualcuno anche solo prendere in considerazione di fare una fotografia? - commenta un utente - Semplicemente essere lì. Vedere con il cuore e gli occhi, conservare nella mente. Pensare e riflettere. Nemmeno il suono della fotocamera mentre scatta”.