Strage erasmus: parla il padre di una delle vittime


Era il 20 marzo 2016, quando 13 ragazze a bordo di un bus nel percorso tra Barcellona e Valencia persero la vita in un incidente stradale avvenuto a causa di un colpo di sonno dell'autista, o almeno questa era la sua versione dei fatti iniziale, adesso, lo stesso guidatore ha attribuito la responsabilità dell'accaduto al mezzo. Sette delle 13 vittime erano italiane. Nessuno è stato condannato per quella che è stata soprannominata "strage Erasmus" perché le vittime erano studentesse che si trovavano in Spagna per il progetto Erasmus. Ora, a richiamare l'attenzione sulla tragedia, è il padre di una delle vittime, Giuseppe Scarascia Mugnozza, che in un'intervista di Repubblica si appella all'Europa affinché venga fatta luce sulla terribile strage.

L'appello del padre di Elisa

Giuseppe Scarascia Mugnozza, il padre di Elisa, una delle 7 vittime italiane della strage Erasmus, che adesso avrebbe 29 anni, nel suo appello parla del comportamento tenuto dalle autorità spagnole verso la sua famiglia, mettendo in luce come la magistratura iberica abbia cercato di insabbiare il caso: "Il governo spagnolo e la monarchia spagnola non si sono fatti vivi nemmeno con una lettera. La magistratura spagnola ha archiviato già due volte il procedimento, quindi più volte ha cercato di chiudere il caso". La lentezza nelle indagini delle autorità spagnole sta impedendo di fatto che la verità venga a galla. Anche l'autista, Santiago Rodrigo Jimenez, che inizialmente aveva ammesso di essere stato vittima di un colpo di sonno, ora ha attribuito l'accaduto alle cattive condizioni del veicolo: "Lo stesso autista è stato interrogato credo quasi un anno dopo e poi, quando l'hanno interrogato, la versione che ha dato non era più quella della stanchezza ma ha detto appunto che c'era qualche problema al mezzo e proprio qualche giorno fa è arrivata la perizia chiesta dalla mgistratura sul mezzo, in particolare sull'impianto frenante del mezzo. La perizia dice che nella situazione attuale non è in grado di chiarire se è l'impianto frenante o meno che ha causato il tutto, perché dopo 3 anni il mezzo ovviamente è fortemente danneggiato, incidentato, e per di più è stato esposto per 3 anni agli agenti atmosferici per cui non si può decidere nulla".

Strage erasmus: parla il padre di una delle vittime
Giuseppe Scarascia Mugnozza. Fotogramma Repubblica TV

Le autorità spagnole non hanno infatti disposto che il mezzo su cui sono morte quelle 13 giovanissime vittime venissime custodito in un luogo in cui si preservasse per essere esaminato dagli inquirenti, come riferisce Giuseppe Scarascia Mugnozza: "Il veicolo è stato posto in un deposito, dopo l'incidente, in una zona all'aria libera senza essere circondato da qualche sistema di sicurezza e quindi le condizioni climatiche avverse hanno ulteriormente rovinato il tutto".

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3 anni, nessun colpevole

Il padre e la madre di Elisa si sono fatti un'idea ben precisa sull'andamento delle indagini sulla strage Erasmus: "La nostra impressione è che non vogliano assolutamente andare avanti perché se dovessero andare avanti dovrebbero cominciare a chiedersi le varie responsabilità, sicuramente la responsablità prima è dell'autista ma poi ci sono le altre di responsabilità che non sono state ancora ad oggi prese in considerazione". Le responsabilità non sono infatti solo dell'autista. Anche rispetto all'Europa, che finanzia il progetto Erasmus le criticità non mancano. Infatti, l'Unione Europea non finanzia solo il progetto in sè, ma anche una serie di associazioni satellite che organizzano viaggi come quello in cui è morta Elisa, a basso costo e con un solo autista che nell'arco di un giorno deve compiere viaggi molto lunghi, fare andata e ritorno, da una località all'altra. Il padre di Elisa ha posto l'accento anche sulle cattive condizioni dell'autostrada in cui è avvenuto il tragico incidente: "Praticamente, il centro dell'autostrada era una cunetta e non c'era un guard rail, quindi è molto probabile che il pullman è andato a sinistra sbandando, la cunetta l'ha fatto ripiegare e solo allora è andato a sbattere su un solo cordolo di guard rail che stava sulla corsia opposta. Non è possibile che al centro di un'autostrada ci sia una cunetta senza alcuna possibilità di fermare i mezzi che ci finiscono dentro, è pazzesco! Quindi, ci sono, a nostro avviso, tutta una serie di fattori che poi hanno portato al disastro, o meglio alla strage".

Strage Erasmus: parla il padre di una delle vittime italiane
Elisa Scarascia Mugnozza. Fotogramma Repubblica TV

Poi, arriva l'affondo all'Europa: "13 ragazze che sono morte: se non è strage quella, che cos'è? Pare che non ci sia alcun responsabile per la strage ma pare anche che l'Europa non sia interessata a capire che cos'è successo. Erasmus muove ormai miliardi di euro ogni anno dopo quello che si è verificato, almeno la responsabilità di dire conduciamo una due diligence su quello che è successo e su come le cose possono essere migliorate. Tanto le figlie non ce le ridaranno ma almeno dimostrare un minimo di attenzione..! Sembra che tutti quanti a livello spagnolo e a livello europeo vogliano coprire quello che è successo". Quello che ferisce il padre di Elisa, Giuseppe Scarascia Mugnozza, è che il caso sembra sia stato insabbiato per non infangare l'immagine della Spagna e quella dell'Europa. A questo, si aggiunge la percezione che la morte di sua figlia non abbia insegnato niente: "Se c'è stato un sacrificio che almeno serva a migliorare la vita dei giovani e la vita dei futuri cittadini europei, appena è succeso un qualcosa che rischia di appannare l'immagine dell'Erasmus e anche l'immagine della Spagna immediatamente si fa di tutto per soffocarlo, per dimenticarlo e questo ci fa ancora più dispiacere e più rabbia".