tasse comuni

Assistiamo negli ultimi mesi ad un considerevole aumento delle imposte come conseguenza della libertà concessa agli amministratori locali dall’ultima Manovra targata Lega-5stelle. Stanno crescendo, in particolare, i tributi su redditi, immobili e pubblicità.

Le conseguenze delle concessioni agli enti locali

Lo sblocco della leva fiscale per gli enti locali dà il via libera ai rincari delle tasse, soprattutto comunali. Nel 2016 la legge 208 del governo Renzi aveva bloccato il potere di aumento dei tributi da parte di regioni ed enti locali. Ma il provvedimento è ormai scaduto. La sottosegretaria all’economia Laura Castelli ha confermato che con la Manovra del 2019 il governo vuole rispondere in questo modo alle numerose richieste dei sindaci che, a causa del blocco delle aliquote, si ritrovano con i conti paralizzati da 3 anni.

Si intende così dare un maggior margine di manovra agli enti locali, sostenendo e confidando nelle iniziative di sindaci ed amministratori. Scattano quindi i rincari già nei primi mesi del 2019: secondo un’inchiesta del Sole 24 Ore, l’Imu cresce in quasi una città su 10 (9,4 %), l’addizionale Irpef aumenta nel 7,3% dei casi, e subiscono modifiche altri tributi minori quali Tosap (tassa per l’occupazione del suolo pubblico), tassa di soggiorno e imposta sulla pubblicità.

Secondo le stime di Adnkronos, i più penalizzati sono stati gli abitanti di Trento, seguono quelli dei comuni del Lazio e del Piemonte.

municipio
Immagine di repertorio

Gli aumenti dell’Imu e dell’Irpef

I rincari dell’imposta sulla casa si rivolgono a particolari tipologie di immobili, destinati ad usi specifici. Il Sole 24 Ore dà alcuni esempi: a Torino l’Imu passa dal 7,6% al 10,6% sulle abitazioni concesse dal proprietario in uso gratuito ai parenti. A Pordenone si arriva al 10,6% con un prelievo sui negozi sfitti. A La Spezia cresce l’aliquota fino al 10,6% per i centri commerciali. Altre città come Firenze, Grosseto e Pavia, invece, vanno verso una riduzione, ma sono casi rari.

Ci sono delle novità anche sulle addizionali Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, che alcune città hanno deciso di aumentare in modo evidente.

È il caso di Barletta, ad esempio, dove l’aliquota passa dallo 0,2% allo 0,5% per i contribuenti con reddito fino a 15mila euro, mentre per i redditi più alti è già imposta un’aliquota al livello massimo. A Mantova e Rimini si passa al sistema degli scaglioni progressivi e in entrambi i casi l’aumento registrato è sostanzioso. Secondo i dati elaborati dall’Adnkronos, tra le dichiarazioni dei redditi 2009 e quelle del 2018, l’addizionale regionale risulta lievitata di 140 euro, mentre l’addizionale comunale di 70 euro, per un totale di 210 euro medi a testa annui.

Immagine di repertorio
Immagine di repertorio

I rincari sui tributi minori

Ad indebolire il borsello dei contribuenti si aggiungono altri aumenti: le tasse di soggiorno lievitano in media del 10,7%. A Napoli, ad esempio, c’è un aumento di 0,50 euro a notte per hotel a 3 o 4 stelle e per le strutture extra-alberghiere. A Salerno l’aumento avviene solo nel periodo che va dal primo ottobre al 31 gennaio. A Rimini, Catania e Verona si registrano incrementi notevoli e la “tassa per i turisti” è prevista per la prima volta anche a Sassari, Brescia e Prato. Ulteriori rincari, ad esempio a Torino, riguardano la tassa di occupazione di aree pubbliche (Tosap), che in città come Ragusa e Belluno si estende a situazioni particolari, tra cui passi carrabili e impianti di telefonia mobile.