stupro immagine di repertorio

È stata annullata la sentenza di assoluzione nei confronti di due peruviani accusati di aver violentato una 22enne loro connazionale nel 2015. Il caso aveva già tempo fa fatto scalpore poiché, in primo grado, i due presunti stupratori erano stati condannati per poi essere assolti dalla Corte di Appello di Ancona nel 2017. La motivazione? La presunta vittima sarebbe stata troppo mascolina, troppo poco avvenente per aver subìto violenza. Ora la Cassazione ha nuovamente ribaltato le carte: “L’aspetto fisico di una donna è del tutto irrilevante e si tratta di un elemento non decisivo“.

Il verdetto shock: “La ragazza era chiamata Vikingo”

Era stata definita la “scaltra peruviana” la presunta vittima di uno stupro avvenuto in una notte del 2015 a Senigallia da parte dei giudici della Corte d’Appello di Ancona, che avevano assolto in secondo grado i due uomini accusati. I due, condannati in primo grado a 5 e 3 anni, erano stati quindi scagionati per motivazioni che hanno provocato immediate manifestazioni femministe per le vie di Ancona. Il verdetto del tribunale parlava infatti di “mascolinità” della presunta vittima, fin troppa per poter attrarre degli uomini. Addirittura, nelle conclusioni si legge “in definitiva non si può escludere che sia stata proprio lei (la presunta vittima) a organizzare la nottata, trovando una scusa con la madre. [A uno degli imputati] la ragazza neppure piaceva, tanto da averne registrato il numero di cellulare sul proprio telefonino con il nominativo ‘Vikingo’ (come la fotografia presente nel fascicolo processuale pare confermare)“. Gli ermellini, che pare fossero tre donne, avrebbero così giustificato l’assoluzione nei confronti degli imputati. Da parte della Procura generale di Ancona è partito quindi il ricorso, ora accolto dalla Cassazione che ha annullato la sentenza di secondo grado.

Cade in una buca, ma per la Cassazione è colpa sua: nessun risarcimento

Stupro Ancona, la presunta vittima stordita e poi abusata

La ragazza era uscita con i suoi futuri presunti carnefici una sera come tante nel marzo del 2015. L’avrebbero stordita con la droga dello stupro mischiata alla birra e uno dei due avrebbe abusato di lei mentre l’altro faceva da “palo”. La 22enne sudamericana si sarebbe poi recata con la madre in ospedale denunciando la violenza.