Omicidio ciro esposito: perché la Cassazione ha respinto la legittima difesa per De Santis

Nelle motivazioni della sentenza emessa lo scorso 26 settembre dalla Cassazione contro Daniele De Santis, è stato messo nero su bianco che l’uomo, un ultrà romanista 48enne, il 3 maggio del 2014 non sparò Ciro Esposito per legittima difesa: avrebbe potuto sparare in aria per intimorire il gruppetto di tifosi partenopei di cui faceva parte la vittima (in tutto erano in 3) che lo aveva aggredito ma decise di sparare ad altezza uomo 5 colpi di cui 4 andarono a segno. La Cassazione ha confermato la sentenza della corte d’appello che aveva ridotto nel 2017 la condanna di primo grado a 26 anni di carcere facendola passare a 16 per l’uccisione di Ciro Esposito, 31enne tifoso del Napoli che venne sparato dal tifoso romanista 48enne.

In quell’occasione, erano state cancellate le aggravanti di aver agito per futili motivi, il rischio di ricommettere il reato e anche l’accusa di rissa, dal momento che secondo i giudici quello che accadde prima della sparatoria – il lancio di oggetti contro i pullman con i tifosi del Napoli -non fu un agguato ma un’azione dimostrativa.

Non si trattò di legittima difesa

Prima della finale di Coppa Italia disputata tra Napoli e Fiorentina, il 3 maggio del 2014, un gruppo di tifosi napoletani scortati dalla polizia si dirigono verso lo stadio olimpico quando scoppiano dei disordini con alcuni ultrà romanisti, a Tor Quinto (Roma).

Quel giorno, Daniele De Santis è tra gli ultrà romanisti che contro i pullman con a bordo i tifosi napoletani tirano oggetti, scatenando la loro reazione. Ciro Esposito e altri tifosi scendono dai mezzi. Il 31enne napoletano insieme ad altri 2 tifosi inseguono De Santis e lui gli sferra probabilmente un pugno. De Santis allora apre il fuoco – e qui la Cassazione fa chiarezza sul motivo per cui non può essere considerato legittima difesa l’atto di sparare di De Santis – sparando 5 colpi di cui 4 vanno a segno.

Di fronte alla richiesta dei legali di scontare ulteriormente la pena prevista per il tifoso romanista e stabilita dalla corte d’appello che ha ridotto la condanna in primo grado di 26 anni di carcere facendola passare a 16, la Cassazione ha opposto un netto rifiuto alla tesi degli avvocati secondo i quali De Santis avrebbe sparato per legittima difesa. La Cassazione ha scritto sul comportamento di De Santis: “Non si servì della pistola per dissuadere i soggetti che si avvicinavano. Né la mostrò o sparò in aria nell’esclusivo tentativo di intimorirli. Sparò cinque volte; ripetutamente e ad altezza d’uomo“. Non può trattarsi di legittima difesa anche per via dell'”asimmetria” tra lui e il gruppetto “di tifosi disarmati e a mani nude, là dove egli era, al contrario, l’unico ad avere la disponibilità di una pistola“.

Omicidio ciro esposito: perché la Cassazione ha respinto la legittima difesa per De Santis
Daniele De Santis

Questa asimmetria tra le due parti ha indotto la Cassazione a concludere che l’ultrà romanista: “Aveva assunto una reazione non proporzionata all’offesa. Pur potendo puntare l’arma o sparare in aria, non l’aveva fatto e risulta avere esploso colpi ad altezza d’uomo (cinque in rapida successione) dei quali quattro andarono a segno“. Inoltre, era stato tra quelli che avevano provocato la situazione di tensione con i tifosi partenopei: “Aveva posto in essere le condizioni obiettive che portavano allo scontro. Aveva provocato una situazione di pericolo, scagliando oggetti contro il pullman dei tifosi napoletani, mettendo in conto una possibile reazione e creando così una condizione obiettiva di pericolo“.

La morte di Ciro Esposito

Ciro Esposito morì dopo 53 giorni da quel 3 maggio del 2014, a causa di un proiettile esploso da De Santis che attraversò il suo polmone conficcandosi nella colonna vertebrale. Era ricoverato al Policlinico Gemelli, è stato vigile per diverso tempo ma a causa di alcune complicazioni andò in coma e poi si spense. Dopo la condanna definitiva a 16 anni di carcere stabilita dalla Corte di Cassazione, sua madre Antonella Leardi ha così commentato la decisione dei giudici: “Non mi interessa quanti anni si fa De Santis, ma solo che siano state definite le sue responsabilità“. Quella finale di Coppa Italia è rimasta nella memoria come uno dei capitoli più bui della storia del calcio italiano. Nonostante oltre a Ciro fossero rimasti feriti altri due ultrà napoletani, la partita si giocò comunque dopo le trattative tra la polizia e il capo ultrà napoletanto Genny a’ Carogna, finito in carcere nel 2017 con l’accusa di associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di stupefacenti.

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Ciro Esposito