Attivisti di Sea Shepherd vedono i delfini uccisi

“Se muoiono gli oceani, moriamo noi”. Questo è il grido di battaglia di Sea Shepherd, movimento ambientalista internazionale che la scorsa settimana ha denunciato la cattura e uccisione di due delfini al largo delle coste francesi. Non un evento isolato ma l’ennesimo episodio di quello che, secondo l’organizzazione, è un autentico eccidio della fauna marina.

I delfini uccisi nel Golfo di Biscaglia

È il 6 aprile quando il gommone degli attivisti di Sea Shepherd riesce ad avvicinarsi all’Arlequim II e a La Colombine, pescherecci francesi attivi nel Golfo di Biscaglia. Sono passate solo poche ore da quando le imbarcazioni hanno orgogliosamente dichiarato di non aver catturato nessun delfino quest’anno, grazie all’impiego dei cosiddetti “pingers”.

Questi deterrenti acustici dovrebbero allontanare i mammiferi marini dalla zona di pesca, permettendo alle navi di calare le reti a strascico e catturare solamente i branzini. Le riprese degli attivisti smentiscono clamorosamente quanto dichiarato: nelle reti issate a bordo dai pescherecci si intravedono due delfini, catturati insieme al pescato e ormai morti per asfissia. I “pingers” si rivelano tristemente inutili.

L’operazione Dolphin ByCatch

L’incursione nel Golfo di Biscaglia fa parte dell’Operazione Dolphin ByCatch, campagna di Sea Shepherd nata per accendere i riflettori sul massacro di delfini che da anni è perpetuato al largo delle coste francesi.

Un massacro oscurato dai media, negato dai responsabili, disconosciuto dal governo francese che non interviene in modo incisivo. I report parlano però di oltre 6000 delfini uccisi ogni anno nell’Atlantico francese, un numero che secondo il Pelagis Observatory di La Rochelle potrebbe addirittura raggiungere le 10mila unità. I delfini sono vittime della pesca sregolata praticata dalle imbarcazioni, che mirano a catturare grandi quantità di branzini impiegando ampie reti.

Reti che intrappolano però anche altri animali marini: sono le “catture accessorie”, in inglese “bycatch”, corpi sacrificati sull’altare del profitto delle grandi imprese di pesca.

Delfini uccisi sulla spiaggia di La Rochelle
I corpi dei delfini ritrovati dagli attivisti sulla spiaggia di La Rochelle lo scorso mese

Una strage che dura da tempo

I delfini che vivono nei pressi dei branchi di branzini sono spesso catture accessorie dei pescherecci, e muoiono per asfissia nelle reti oppure a causa delle ferite inferte dai pescatori. Sebbene la legge francese richieda che ogni delfino catturato venga dichiarato, nella pratica lo Stato non ha messo a punto alcuno strumento per rilevare questi dati.

Le morti nell’Atlantico si succedono così senza sosta e passano sotto silenzio. Con l’operazione Dolphin ByCatch, Sea Shepherd prova a rompere questo muro di indifferenza e a sensibilizzare il grande pubblico sui lati oscuri dell’industria ittica. Meno di un mese fa, un team del movimento ha scoperto sulla spiaggia di Les Sables d’Olonne un gran numero di delfini uccisi.

Una specie a rischio?

La preoccupazione è forte: i delfini sono una specie sensibile, la loro riproduzione molto lenta. Il calo numerico della popolazione è già iniziato.

Per quanto tempo il governo lascerà che un pugno di persone blocchino ogni cambiamento su questo problema?”, si domanda Lamya Essemlali, Presidente di Sea Shepherd Francia. “Come possiamo giustificare il fatto che i comitati per la pesca abbiano talmente tanto potere in questo paese?”.