oumuamua


Avi Loeb, direttore del dipartimento di astronomia dell’Università di Harvard. 56 anni, astronomo e astrofisico di fama mondiale, è stato nominato dalla rivista Time come una delle 25 persone più influenti nel campo della ricerca spaziale. Recentemente, il suo nome è balzato agli onori delle cronache per alcuni studi relativi al famoso Oumuamua, lo strano asteroide interstellare che ha attraversato il nostro sistema solare nel 2017. Il professore sostiene infatti possa trattarsi, in realtà, di un oggetto artificiale inviato da una civiltà aliena.

Una teoria per spiegare le anomalie di Oumuamua

Lo scorso ottobre Avi Loeb, insieme al ricercatore Shmuel Bialy, pubblicò un articolo sulla rivista scientifica The Astrophysical Journal Letters, in cui prendeva in esame le caratteristiche del corpo celeste e le sue anomalie, come l’insolita forma e traiettoria. Per lo studioso, i punti difficilmente spiegabili erano talmente numerosi che Oumuamua non poteva essere davvero un asteroide: “Ho scritto l'articolo, in parte, sulla base delle conversazioni che ho avuto con colleghi che rispetto scientificamente. Gli scienziati di alto livello si sono detti che questo oggetto era strano ma erano preoccupati di rendere pubblici i loro pensieri”, ha dichiarato alla rivista Haaretz.

Asteroide o navicella aliena?

Per Avi Loeb, una delle poche spiegazioni plausibili era che Oumuamua fosse una specie di artefatto, realizzato da un’altra civiltà e poi “spedito” nello spazio, come un messaggio in bottiglia: “Così sono arrivato all’idea di una vela solare: una vela solare è un’astronave che usa il sole per propulsione. Invece di usare il carburante, è spinta in avanti riflettendo la luce”. Il fatto che uno dei massimi esperti al mondo si aprisse così chiaramente all’ipotesi dell’esistenza di navicelle spaziali extraterrestri, ha gettato nello scompiglio la comunità scientifica, oltre a creare parecchio imbarazzo al diretto interessato.

I commenti negativi della comunità scientifica

Nei mesi seguenti lo scienziato ha dovuto subire i commenti negativi, quando non derisori, di colleghi e opinione pubblica. Una situazione di cui era ben consapevole fin dall’inizio: “Se la mia ipotesi non risultasse corretta, potrei aver commesso un suicidio a livello di immagine. D’altra parte, se fosse confermata, sarebbe una delle più grandi scoperte della storia dell’umanità”. E nonostante gli attacchi che gli hanno rivolto, è pronto anche a sacrificare una parte del proprio prestigio personale per vedere la luce della verità: "Nell’esercito, c’è un detto: se sei un buon soldato, metti il tuo corpo sul filo spinato in modo che gli altri possano passarci sopra”, ha dichiarato al Boston Globe. “Sono disposto a mettere il mio corpo sul filo spinato”.

(Immagine in alto: Credits: NASA/ESA/STScI)