Morte Antonio Stano, parla uno dei bulli di Manduria

Sono 14 i giovanissimi ad essere indagati per la morte di Antonio Stano, un uomo di 66 anni affetto da problemi psichici che era stato vittima di violenze, vessazioni e bullismo, e che dopo l’ultimo pestaggio subìto aveva trascorso 2 settimane in ospedale per poi morire il 23 aprile. I 14 giovani sono passati alle cronache come una baby gang: avevano un gruppo su WhatzApp in cui si scambiavano foto e video dei pestaggi a cui sottoponevano Antonio Stano, che tra l’altro spesso minacciavano e rapinavano. A parlare adesso è uno dei membri di questo gruppo di ragazzi definiti dall’avvocato di 7 dei 14 “normalissimi” e indagati per i gravissimi reati di omicidio preterintenzionale, rapina impropria, danneggiamento, lesioni personali, violazione di domicilio e atti persecutori ai danni di una persona con minorata difesa.

Le parole di uno dei membri della baby gang

A riportare le parole del ragazzo, membro della chat su WhatzApp in cui i 14 ragazzi si scambiavano video e foto dei pestaggi a cui sottoponevano Antonio Stano, è stato l’Adnkronos. Il ragazzo non ha ancora compiuto 17 anni e come la vittima e tutta la baby gang vive a Manduria, in provincia di Taranto.

Il giovane ha raccontato: “Io non l’ho mai toccato, ero nella chat, anzi nelle chat. Ma era solo per ridere che facevamo girare quei video, mica lo volevamo morto“. Antonio Stano era dunque diventato lo zimbello della baby gang: tutti lo prendevano in giro, tutti lo tormentavano andando davanti casa sua e lanciando pietre alle finestre, dando calci alla sua porta per aprirla e lo picchiavano. Il ragazzo a proposito di questo atteggiamento violento e persecutorio nei confronti del 66enne ha detto: “Ho sbagliato, non mi rendevo conto del male che stavamo facendo, non ho avuto la forza di fermarli perché, in fondo, lo facevano tutti“.

In tanti sapevano delle violenze su Stano

A Manduria, in tanti sapevano dell’incubo che ogni giorno viveva Antonio Stano, al punto che 7 vicini di casa e anche Don Dario, sacerdote della Chiesa di Don Bosco situata proprio di fronte all’abitazione dell’uomo deceduto, avevano denunciato alle forze dell’ordine l’orrore vissuto dall’uomo. Proprio i vicini di casa avevano allertato le forze dell’ordine lo scorso 6 aprile: Antonio Stano non si vedeva da un po’ e temevano gli fosse accaduto qualcosa di grave.

L’uomo era stato trovato immobile su una sedia, trasportato in ospedale, non è riuscito a superare i traumi dell’ultimo pestaggio subìto e dopo 2 settimane di agonia in ospedale è deceduto. I vicini di Antonio Stano sentivano urla provenire da casa sua in piena notte, percepivano le vessazioni che l’uomo subìva. Come riporta Adnkronos, nell’esposto contro ignoti presentato dai vicini di casa per difendere Antonio Stano e tentare di porre fine all’orrore che era obbligato a subìre, è messo nero su bianco: “Segnaliamo continui e reiterati danneggiamenti che tali ignoti stanno perpetrando a danno dell’abitazione (…) con lancio di pietre e oggetti vari al prospetto dell’abitazione e dando calci e colpi diretti alla porta d’ingresso e agli infissi della medesima casa (…).

Il signor Stano, da quanto ci ha riferito, ha subito altresì vessazioni, soprusi e lesioni anche fisiche da parte di questi soggetti, i quali in una occasione sono anche riusciti a introdursi in casa. Tale condotta illecita, lesiva della sicurezza e della quiete pubblica, cagiona, inoltre, stati d’ansia, malessere e agitazione soprattutto nei minori residenti nel vicinato“.

Morte Antonio Stano: parla uno dei bulli
Immagine di repertorio

I genitori erano all’oscuro di tutto

Il ragazzino non ancora 17enne che ha ammesso che tutti vessavano Antonio Stano, ha però specificato che i genitori erano all’oscuro di tutto, non sapevano assolutamente che i propri figli quando uscivano di casa si trasformavano in violenti. Infatti alla domanda posta da Adnkronos Papà e mamma lo sapevano dove andavi quando uscivi con gli altri del gruppo?”, il giovane ha risposto: “No, uscivamo ma io non facevo niente. Passavo il tempo“. Al Corriere della sera, la madre di uno dei 14 indagati ha confermato di non essersi mai resa conto che il figlio una volta uscito di casa si trasformava in un violento: “Uno si chiede: come hai fatto a non accorgerti?

E però quando poi ti ritrovi in mezzo a una cosa così grossa ti interroghi fino in fondo e allora io dico: voglio credergli e sono sicura che mio figlio non abbia fatto niente di più di quello che ammette di aver fatto. Che è già molto grave, sia chiaro. Chi lo può negare? Ma la domanda che mi tormenta in questi giorni è: come avrei potuto accorgermi di una cosa così? Come fai tu, madre, ad accorgerti di cosa fa nel dettaglio tuo figlio quando esce con gli amici: come fai a sapere se si scambia un video o se chatta o cosa si dice, cosa c’è in quel video…“.

La donna è apparsa distrutta per l’accaduto e ha ammesso tra le lacrime: “È evidente che io non sono stata capace di fargli capire che cos’è il bene e che cos’è il male“. La tragica morte di Antonio Stano ha profondamente sconvolto tutta la cittadina di Manduria che adesso si prepara a partecipare alla “Marcia per la Civiltà” organizzata per il 4 maggio dalla Pro Loco: “Le nefaste note vicende di cronaca dipingono una Città che francamente non riconosciamo e, soprattutto, in cui non ci identifichiamo.

Per questo motivo la A.T. Pro Loco di Manduria, insieme con Confcommercio e le Scuole e le Parrocchie, i movimenti civici, i partiti e la società tutta che vorrà aderire, ha in animo di organizzare la MARCIA PER LA CIVILTA’ per SABATO 4 MAGGIO 2019 dalle 10:00 alle 12:00. In allegato un percorso che vede la partenza proprio dalla zona delle scuole, perchè riteniamo che sia da lì che occorre ripartire. Lì, nei ragazzi, c’è il nostro miglior futuro!“.

Credits immagine in alto: Ansa